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martedì 24 luglio 2007

VOTO DI SCAMBIO E INDULTO (O INSULTO - scegliete voi!!)

Segnalo un post pubblicato da Antonino Monteleone sul suo blog personale e che induce tutti noi a dei spunti riflessivi e che dimostra come la classe politica dirigente sia diventata oramai una casta di intoccabili che mira soltanto a tutelare ed incrementare un unico interesse: quello personale!!! (Francesco Trunfio)

Sfoglio Calabria Ora e scopro che l'incompatibilità del consigliere-poliziotto di Alleanza Nazionale, Massimo Labate (arrestato per voto di scambio e concorso esterno in associazione mafiosa), era stata sollevata dall'opposizione interpellando Sindaco, Presidente del Consiglio Comunale e prefetto De Sena.

Marco Minniti - oggi Vice Ministro agli Interni - presentò una interpellanza a risposta scritta all'allora Ministro degli Interni Beppe Pisanu denunciando la violazione dell'art. 63 del D.Lgs 267/2000.

Marco Minniti, che con la vittoria di Prodi è diventato Vice proprio in quel dicastero al quale scrisse chiedendo lumi sull'atteggiamento dell'amministrazione Scopelliti, non fece nulla per risolvere una situazione di conflitto persistente fino alla seconda settimana di Giugno (durante la quale Massimo Labate lasciò l'incarico di Presidente della Commissione tecnica di Controllo della Leonia Spa - che gestisce lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani a Reggio Calabria).

E' certo però che Marco Minniti qualcosa l'ha fatta "per" Massimo Labate.

Egli fa parte di quel magnifico squadrone di facce di cu*o che hanno votato l'indulto esteso anche al reato di voto di scambio (http://it.wikipedia.org/wiki/Voto_di_scambio) ex art. 416 ter del Codice Penale.

Antonino Monteleone

Qualcosa sull'indulto... (Francesco Trunfio)
Legge 241/2006 - INDULTO (http://it.wikipedia.org/wiki/Indulto)
"E' concesso indulto, per tutti i reati commessi fino a tutto il 2 maggio 2006, nella misura non superiore a tre anni per le penedetentive e non superiore a 10.000 euro per quelle pecuniarie sole ocongiunte a pene detentive"
Riporto qui di sotto l'ex art. 416, 416 bis, 416 ter e preciso che l'indulto non si applica a:
10) 416, sesto comma (associazione per delinquere finalizzataalla commissione dei delitti di cui agli articoli 600, 601 e 602 delcodice penale);
11) 416-bis (associazione di tipo mafioso);



416 Associazione per delinquere
1. Quando tre o più persone si associano allo scopo di commettere più delitti, coloro che promuovono o costituiscono od organizzano l'associazione sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da tre a sette anni.

2. Per il solo fatto di partecipare all'associazione, la pena è della reclusione da uno a cinque anni.

3. I capi soggiacciono alla stessa pena stabilita per i promotori.

4. Se gli associati scorrono in armi le campagne o le pubbliche vie, si applica la reclusione da cinque a quindici anni.

5. La pena è aumentata se il numero degli associati è di dieci o più.

416-bis Associazione di tipo mafioso(così modificato dall'articolo 1, comma 2, legge n. 251 del 2005)
1. Chiunque fa parte di un associazione di tipo mafioso formata da tre o più persone, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni.


2. Coloro che promuovono, dirigono o organizzano l'associazione sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da sette a dodici anni.

3. L'associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri ovvero al fine di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali.

4. Se l'associazione è armata si applica la pena della reclusione da sette a quindici anni nei casi previsti dal primo comma e da dieci a ventiquattro anni nei casi previsti dal secondo comma.

5. L'associazione si considera armata quando i partecipanti hanno la disponibilità, per il conseguimento della finalità dell'associazione, di armi o materie esplodenti, anche se occultate o tenute in luogo di deposito. Se le attività economiche di cui gli associati intendono assumere o mantenere il controllo sono finanziate in tutto o in parte con il prezzo, il prodotto, o il profitto di delitti, le pene stabilite nei commi precedenti sono aumentate da un terzo alla metà.

6. Nei confronti del condannato è sempre obbligatoria la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono il prezzo, il prodotto, il profitto o che ne costituiscono l'impiego.

7. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alla camorra e alle altre associazioni, comunque localmente denominate, che valendosi della forza intimidatrice del vincolo associativo perseguono scopi corrispondenti a quelli delle associazioni di tipo mafioso.

416-ter. Scambio elettorale politico-mafioso
1. La pena stabilita dal primo comma si applica anche a chi ottiene la promessa di voti prevista dal terzo comma del medesimo articolo 416-bis in cambio della erogazione di denaro.

lunedì 23 luglio 2007

Colpito il clan Libri: esponente di An in manette

Sedici persone sono state arrestate dalla Polizia a Reggio. Tra queste Massimo Labate eletto consigliere comunale

REGGIO CALABRIA. Sono sedici le persone colpite dal provvedimento restrittivo emesso dal giudice delle indagini preliminari Concettina Garreffa distrettuale su richiesta della Dda nell’ambito di un’operazione della polizia di Stato nei confronti di presunti elementi della cosca Libri di Reggio Calabria. Tra le persone arrestate figura anche Massimo Labate, 41 anni, consigliere comunale di An in carica, poliziotto in aspettativa per motivi politici. Il politico, il suo segretario, Vincenzo Pileio (44), ed Alessandro Collu (32), Francesco Giuseppe Quattrone (32), e Filippo Rodà (28) devono rispondere di concorso esterno in associazione mafiosa; gli altri arrestati sono ritenuti responsabili di “aver organizzato un’associazione per delinquere di tipo mafioso operante nel territorio compreso tra i comuni di Reggio Calabria, Villa San Giovanni, denominata “cosca Libri”. “L’organizzazione - secondo l’accusa - era finalizzata alla commissione di omicidi, estorsioni, al controllo del territorio e delle attività produttive, all’acquisizione in modo diretto o indiretto, alla gestione o, comunque, al controllo di attività economiche, di cessioni, di autorizzazioni, di appalti e servizi pubblici, per acquistare vantaggio o profitti ingiusti”. Il tutto avvalendosi della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento ed omertà che ne deriva. Labate e Pileio, in particolare, sono sospettati di avere, “il primo nella sua veste di consigliere comunale presso il comune di Reggio Calabria, il secondo nella qualità di segretario del primo, contribuito a conservare e rafforzare la cosca Libri”. Quattrone Collu e Rodà avrebbero “con le proprie condotte favorito gli uomini di vertice della cosca, consentendo a questi di ottenere vantaggi occulti ed ingiusti, intestandosi fittiziamente ditte e società riconducibili ai vertici dell’organizzazione”. Gli altri colpiti dal provvedimento sono Pasquale Libri (68), sorvegliato speciale, Giuseppe Libri (49), Antonino Caridi (47), Antonino Sinicropi (38), Bruno Antonino Crucitti (48), Antonio Libri (24), Cristofaro Zimbato (31), Pietro Marra (21), Giovanni Chirico (28). Nel corso dell’attività investigativa della squadra Mobile della questura è stato accertato come i vertici dell’organizzazione avessero istituito una tangente estorsiva pari al 2-3% del valore complessivo di ogni opera o lavoro, tanto di natura pubblica quanto privata, che interessava il territorio di competenza della consorteria. Lo stessa organizzazione imponeva poi le proprie ditte di riferimento, in particolare la Realcementi di Bruno Crucitti. La cosca in questione, fino alla morte è stata gestita dal boss di Cannavò Mico Libri (nella foto in alto a sinistra), al quale sono subentrati il fratello Pasquale Libri ed il genero Antonino Caridi. Le tangenti e la loro spartizione sarebbero state decise durante un summit tra i rappresentanti delle famiglie De Stefano, Tegano, Rosmini e Condello, ai quali, secondo le indagini, avrebbe preso parte il superlatitante Pasquale Condello detto “il supremo”(nella foto a destra). Il Gip ha disposto il sequestro preventivo di alcune imprese: I.T.E.R. e Galatea di Pietro Quattrone, della cooperativa sociale “San Giorgio” e della Realcementi. Un ruolo importante in seno all’organizzazione l’ha ricoperto, fino al suo assassinio, Salvatore Tuscano, autista di Pasquale Libri, il quale “assieme al capo controllava capillarmente il territorio recandosi personalmente sui cantieri per verificare se le ditte avessero pagato le tangenti loro imposto e se si fossero rifornite di cemento dalle imprese affiliate e collegate”.

venerdì 20 luglio 2007

'Ndrangheta: 15 arresti a Reggio

(ANSA) - REGGIO CALABRIA, 20 LUG - La squadra mobile di Reggio Calabria ha arrestato la notte scorsa 15 presunti affiliati alla cosca Libri operante nella citta'. Nell'operazione, secondo quanto si e' appreso, sono stati arrestati i vertici della cosca, una delle piu' potenti della 'ndrangheta. In manette, sono finiti anche quello che viene ritenuto il capo della cosca, Pasquale Libri, fratello del defunto boss 'Mico', e il consigliere di Alleanza nazionale del Comune di Reggio, Massimo Labate (nella foto).

mercoledì 18 luglio 2007

Gratteri Nicola; Nicaso Antonio - Fratelli di sangue

Titolo
Fratelli di sangue
Autore
Gratteri Nicola; Nicaso Antonio
Prezzo
€ 20,00
Dati
2006, 320 p.
Editore
Pellegrini



La 'ndrangheta è ricca, forse più ricca di Cosa Nostra. Ha un volume di affari che si aggira intorno ai 36 miliardi di euro. È potente, pervasiva, ha ramificazioni internazionali, ma non fa notizia. Nicola Gratteri e Antonio Nicaso fanno notizia. E ci si immergono fino al collo a raccontare la potenza e le possanza della 'ndrangheta. E non a caso. Nicola Gratteri è sostituto Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, da sempre in prima linea contro mafie e fenomeni malavitosi. Antonio Nicaso parte dalla 'ndrangheta e alla 'ndrangheta arriva con la scrittura , la perizia giornalistica, la ricerca scientifica e l'inchiesta. A quattro mani stilano in questo volume il fascinoso racconto della camaleontica metamorfosi di un'organizzazione che, felpata e quasi impercettibile, giganteggia ovunque riuscendo bene ad adeguarsi alle nuove esigenze del mercato, senza mai venire meno alle proprie caratteristiche, alle proprie regole e ai propri valori, come il silenzio e il vincolo di sangue. Da qualche decennio, è leader incontrastata nel traffico di cocaina dal Sud America verso l'Europa, ma per molti continua ad essere una versione stracciona, casareccia della mafia siciliana, un fenomeno tipico dell'arretratezza, rinchiuso in Calabria nella monocultura delle faide.

W l’Italia, Iacona, e quella piazza vuota a Locri

Segnalo qui di seguito il post di Aldo Pecora (ideatore e promotore dell'associazione "ammazzateci tutti") sulla diretta di ieri sera della puntata di W L'Italia tratto dal suo blog personale http://www.aldonline.it/

"Diverse persone hanno scritto sul forum di Ammazzateci Tutti chiedendo il perchè non fossimo in piazza a Locri nell’ultima puntata di “W L’Italia Diretta” di Riccardo Iacona. Ho già avuto modo di rispondere che era ovvio che la piazza fosse vuota, perchè così l’hanno voluta autori e conduttore del programma. Forse faceva più film western. Non a caso penso che solo un cieco non avrebbe notato che tutta l’area del piazzale era TRANSENNATA.Comunque le risposte a questo “assenteismo di massa” potrebbero essere tante.Premettendo che ognuno fa le cose per come si sente; premettendo, tra l’altro (ma è solo un esempio), che molti ragazzi e ragazze si troveranno ancora nelle rispettive sedi universitarie a buttare il sudore sui libri per gli ultimi esami prima dell’estate, non vi chiedete come mai non ci fosse nessuno, nessuno striscione, nessuna dimostranza?Ebbene la risposta l’ha data il sostituto procuratore Nicola Gratteri: la gente è sfiduciata e stanca di queste passerelle mediatiche, di tutte queste telecamere dall’evento usa e getta; e tanto più lo è quando si vuole confezionare una trasmissione dove ti si dice in partenza, come ha fatto Iacona in privato, che le tue istanze non interessano alla puntata, ovvero che non è prevista la partecipazione di nessuno <>.Ovviamente chi ci scrive è libero anche di criticarci, per carità, ma a chi ci critica chiedo: E VOI DOVE ERAVATE? PERCHE’ FARVI SEMPRE SCUDO SOLO DI NOI RAGAZZI?Personalmente mi sono stancato di fare il Robespierre dell’antimafia, o il Gabibbo della legalità calabrese, o l’ultimo dei Don Chisciotte, armato di sogni, speranze e buone intenzioni.Non possiamo essere nè io, nè Rosanna Scopelliti, nè nessuno dei ragazzi a farci carico di tutto questo.Qui in Calabria si muore, è vero.Ma “come” e “perchè” si muore non è riconducibile certamente solo alla ‘ndrangheta, perchè questa è solo la scusa “folkloristica” che fa comodo a molti cucire addosso alla nostra bellissima terra.Dicevo, qui si muore, ma non solo di lupara e per affari sanitari.Qui, in Calabria, ci sono centinaia di migliaia di piccoli grandi eroi, padri e madri di famiglia che con 1.000/1.200 euro devono tirare avanti intere famiglie.Uomini e donne, giovani, che nel quotidiano vengono uccisi nella dignità e sfregiati nell’orgoglio.Questa Calabria, la nostra Calabria, si è stancata dei vari Santoro, Iacona, ed altri che vengono a farci vedere come siamo truffaldini nelle Asl e come la gente muore ammazzata. Non abbiamo bisogno di commiserazione ma solo di un minimo di fiducia.Perchè non fanno mai vedere come si tirano avanti con sacrifici abnormi le coopeative sociali ispirate da Monsignor Bregantini, ad esempio?Perchè non si parla di tutti quei giovani precari, delle migliori intelligenze che sono costrette a diventare “esportatori di conoscenza” lontano dalla Calabria?E soprattutto, perchè mai un’inchiesta seria sulla grave crisi democratica o dello Stato di Diritto (come detto da De Magistris) e di credibilità (per dirla con Gratteri), ovvero nei confronti della più abietta classe dirigente che la Calabria abbia mai avuto?Quella stessa Calabria dove il Vicepresidente del consiglio regionale, lo ricordo, è stato ucciso proprio in un seggio elettorale, non sotto casa, ma in un seggio elettorale.Io ripartirei da qui, prima ancora di chiederci “perchè non eravate lì” chiedetevi, voi, “perchè avremmo dovuto esserci”?Mi si risponderà, “sì certo, ma comunque non c’eravate”. E’ vero.Come non c’era però l’imprenditore Pino Masciari, oggi testimone di giustizia che, dopo aver denunciato i suoi aguzzini adesso rischia di ritrovarseli sotto casa tra un patteggiamento allargato ed una prescrizione del reato.Come non c’era Liliana, la straordinaria mamma-coraggio (o mamma-detective) di Massimiliano Carbone, che non lotta per una vita che ormai non c’è più, ma per una vita che c’è.Come non c’era la signora Antonella Vettrice, con in braccio il piccolo e meraviglioso Emanuel, che non ha mai conosciuto il suo papà Renato, scomparso da Bovalino circa due anni fa e probabile caso di lupara bianca.Come non c’era lo stesso vescovo Bregantini, che sa sempre ha avuto parole durissime nei confronti dei poteri forti nella locride ed in Calabria.Come non si è parlato per niente, a proposito di poteri forti, della devastante potenza delle massonerie (coperte e non per me non fa differenza) nella locride, quelle che mettono d’accordo più volte non solo destra e sinistra, ma anche le stesse ‘ndrine ed i locali di ‘ndrangheta. Quelle stesse massonerie che, tra l’altro, avevano cercato di infiltrare persino il movimento spontaneo dei ragazzi (e non solo) sin dalle prime manifestazioni, grazie evidentemente ad importanti amicizie con determinate parti della politica regionale.E non ho paura di quello che non solo dico da tempo, ma che ora sto scrivendo in un forum pubblico e che è letto da decine di migliaia di persone al giorno da tutta Italia.Peppino Impastato aveva la sua radio, io cerco di utilizzare internet per far sapere queste cose.E Dio solo sa quanto queste cose un giorno potrebbero costarmi caro, molto caro.A voi che leggete, però, chiedo di tenere a mente questo: la mafia, le mafie, sono fatte non solo di omertà ma di silenzi. Chi oggi non parla, soprattutto a chi vuole essere parlato, è complice.E forse per questo motivo io in primis ho peccato forse di eccessivo presenzialismo televisivo, ma ogni volta che l’ho fatto l’ho fatto per “sfruttare” questo tipo di media per veicolare il mio punto di vista, il mio modo di vedere le cose, cercando di parlare a chi vuole essere parlato (l’espressione non è mia ma del grande scrittore calabrese Corrado Alvaro), senza censure, senza condizionamenti, senza recitare una parte.Poi, con il tempo, anche in quegli ambienti hanno cominciato forse a passarsi parola che la mia rappresenta una voce scomoda, ed infatti ora molti ci pensano su non due ma cento volte prima di invitarmi da qualche parte.Detto questo, ognuno sia libero di farsi la propria idea e trarre, se lo ritiene opportuno, le proprie personali conclusioni.Io nel mio piccolo, come credo tantissimi altri ragazzi attivisti del Movimento, continuerò a cercare di parlare liberamente a chi vuole essere parlato, con o senza senza telecamere."

martedì 10 luglio 2007

Le mani delle cosche sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria !

I principali clan del Reggino e del Vibonese si erano infiltrati nei lavori di ammodernamento della A3. 15 in manette
REGGIO CALABRIA. Le principali cosche della fascia tirrenica reggina e vibonese avevano messo le mani sugli appalti per i lavori di ammodernamento dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria sia estorcendo il 3% del valore dei lavori alle imprese aggiudicatarie, sia imponendo il ricorso a società di riferimento per la fornitura di materiale e servizi. Un affare da svariate decine di milioni di euro stroncato dalla squadra mobile di Reggio Calabria, che ieri mattina ha arrestato 15 persone, e dalla Dia, che ha sequestrato cinque società riconducibili a persone legate alle cosche per un valore di 12 milioni di euro. Le famiglie del reggino e del vibonese, di fatto, si erano alleate per la spartizione del denaro proveniente dagli appalti pubblici. E così nell’inchiesta coordinata dalla Dda reggina figurano i nomi dei Mancuso di Limbadi (Vibo Valentia), dei Pesce di Rosarno, dei Piromalli di Gioia Tauro, dei Bellocco di Rosarno. Le cosche, addirittura, decidevano l’assegnazione dei subappalti ancora prima dell’autorizzazione dell’ente appaltante pianificando il tutto in incontri ai massimi livelli a cui partecipava anche il boss latitante Giuseppe Bellocco, cui spettava molto spesso l’ultima parola nel salvaguardare gli equilibri e le influenze territoriali delle cosche. Per le imprese il 3% pagato alla ‘ndrangheta costituiva la tassa ‘‘sicurezza cantiere”, come veniva chiamata in gergo. A pagare erano tutti: la Condotte spa, la Coop costruttori, la Gepco salc, la Baldassini-Tognozzi, l’associazione temporanea di impresa composta da Sicilsonde, Italgeo, Caramazza, Rindone, costrette da “violenza e minacce - come scrivono i pm della Dda - costituite dagli attentati subiti e dalla condizione di assoggettamento ed omertà che deriva dall’appartenenza all’associazione a delinquere di stampo mafioso”. Ogni intervento era stato spezzettato: ai Mancuso, spettava la competenza nel tratto Pizzo Calabro-Serra San Bruno; ai Pesce, il tratto tra Serre e Rosarno, infine, tra Rosarno e Gioia Tauro, ai Piromalli. Tutti, insomma, avevano la loro parte. Le imprese, comunque, conoscevano le regole delle cosche. Dall’inchiesta, coordinata dal pm distrettuale Roberto Di Palma (l’ordinanza è stata cofirmata dal coordinatore della Dda, Salvatore Boemi, e dal pm Nicola Gratteri) emerge, infatti, che le grandi imprese del Nord inviano i loro emissari per mediare con la ‘ndrangheta. Tanto che Di Palma, incontrando i giornalisti, ad un certo punto si è chiesto: “Imprenditori sottoposti ad estorsione o collusi?”. Imprese come la Condotte Spa e la Impregilo, ad esempio, avevano insediato nelle loro società, rispettivamente Giovanni D’Alessandro e Francesco Miglio, che, secondo gli inquirenti, “da sempre avevano avuto a che fare con esponenti della criminalità organizzata e con imprese di riferimento alle cosche”. Non solo, dalle indagini é emerso anche che il 3% che le varie ditte erano costrette a pagare, veniva recuperato con “l’alterazione degli importi delle fatture”. Nel quadro delineato dagli inquirenti, un ruolo di primo piano ce l’aveva anche un sindacalista della Cgil, Noé Vazzana, assunto come assistente di cantiere dalla Baldassini & Tognozzi nell’agosto del 2004. Secondo l’accusa era lui “il trait-d’union tra la grande impresa e le cosche della Piana di Gioia Tauro”. Adesso, tutte le carte dell’inchiesta saranno trasmesse alla Commissione parlamentare antimafia affinché, ha spiegato Boemi, “siano attentamente valutate dai Ministeri dell’Interno, dei Lavori Pubblici e delle Infrastrutture. C’è qualcosa nel sistema Calabria che va attenzionato con cura, poiché ci sono imprese oneste che collaborano con lo Stato che sono sistematicamente escluse dai lavori”.
Un sindacalista alleato dei clan REGGIO CALABRIA. La figura centrale dell’inchiesta che lunedì ha portato all’arresto di 15 persone, sospettate di aver messo le mani su una serie di lavori sull’autostrada A3, Salerno-Reggio Calabria, secondo gli inquirenti è un sindacalista della Fillea Cgil del comprensorio di Gioia Tauro, Noè Antonio Bazzana, 58 anni, assunto come assistente di cantiere dell’impresa “Baldassini & Tognozzi” nell’agosto del 2004. Il sindacalista “risulta essere il trait - d’union tra l’impresa “Baldassini & Tognozzi S.p.A.” e le cosche della piana di Gioia Tauro. Per meriti “personali” e per l’abilità dimostrata nei rapporti del grande affare dell’A3” egli veniva assunto dall’impresa toscana al quale “offriva la gestione di ogni aspetto della fase organizzativa del cantiere, a partire dalla sistemazione dell’ufficio di Gioia Tauro (ospitato in un immobile il cui proprietario è vicino al clan Piromalli), dell’assunzione degli operai, dei rapporti con le maggiori imprese subappaltatrici che affiancavano la società fiorentina e con i fornitori di calcestruzzo”. “Non a caso - si legge ancora nel provvedimento - le imprese designate per i movimenti terra e per le forniture di calcestruzzo, in un primo momento la Edilmag s.r.l. e la G.D. Calcestruzzi di Giacobbe Vincenzo, operavano ognuno secondo la propria competenza territoriale. Successivamente si aggiungeva un altro fornitore di Gioia Tauro: la Calcestruzzo Giacobbe Domenico s.a.s. ed anche questa risulterà essere condizionata dal potere mafioso”. Il sindacalista della Cgil è coniugato con una prima cugina della moglie di Gregorio Bellocco, 52 anni, per anni superlatitante”.
Tutti i nomi degli arrestati REGGIO CALABRIA. L’attività investigativa dell’operazione denominata “Arca”, contro le infiltrazioni mafiose negli appalti dei lavori sull’autostrada A3, Salerno-Reggio Calabria, è stata portata avanti dal vicequestore Luigi Silipo, dirigente della sezione criminalità organizzata della questura di Reggio Calabria e vice capo della squadra mobile guidata da Renato Cortese. I provvedimenti restrittivi, emessi dal giudice delle indagini preliminari Angelina Bandiera, sono stati richiesti dal procuratore Franco Scuderi, dall’aggiunto Salvatore Boemi e dai sostituti, sempre della Direzione distrettuale antimafia, Nicola Gratteri e Roberto Di Palma. Le ordinanze di custodia cautelare in carcere, quindici in tutto, riguardano Antonino Pesce, 54 anni di Rosarno; Pantaleone Mancuso, alias “Zu Luni”, (46) di Limbadi, già detenuto; Vincenzo Pesce (48) di Rosarno; Giuseppe Bonarrigo (53) di Rosarno; Giovanni Guarnaccia (54) di Reggio Calabria; Andrea Cutrupi (50) di Reggio Calabria; Salvatore Domenico Tassone (59) originario di Sorianello e residente a Polistena; Giuseppe Lo Duca (55) di Vezzano, Vibo Valentia; Antonio Paparo (45) di Isca sullo Ionio, Catanzaro; Domenico Giacobbe (72) di Gioia Tauro; Vincenzo Giacobbe (40) di Gioia Tauro; Noè Antonio Vazzana (58) di Rosarno; Antonio Guarnaccia (63) di Reggio Calabria; Antonio Pesce (44) di Rosarno. Un ultimo provvedimento restrittivo non è stato eseguito perché l’interessato è deceduto nell’anno in corso.
10/07/2007 Il Giornale di Calabria http://www.giornaledicalabria.net/

martedì 26 giugno 2007

'Ndrangheta: minacce di morte a magistrato Mollace

A Reggio Calabria, nella busta anche due proiettili

(ANSA) - REGGIO CALABRIA, 25 GIU - Una lettera di minacce e' stata inviata al sostituto procuratore del Tribunale di Reggio Calabria, Francesco Mollace. La busta inviata a uno dei magistrati piu' impegnati nella lotta alle cosche mafiose del reggino conteneva uno scritto con esplicite minacce di morte e due proiettili di pistola parabellum calibro 9x21. Il plico era indirizzato all'Ufficio di Procura di Reggio Calabria ed e' stato intercettato al controllo del metal detector.
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