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mercoledì 18 luglio 2007

Gratteri Nicola; Nicaso Antonio - Fratelli di sangue

Titolo
Fratelli di sangue
Autore
Gratteri Nicola; Nicaso Antonio
Prezzo
€ 20,00
Dati
2006, 320 p.
Editore
Pellegrini



La 'ndrangheta è ricca, forse più ricca di Cosa Nostra. Ha un volume di affari che si aggira intorno ai 36 miliardi di euro. È potente, pervasiva, ha ramificazioni internazionali, ma non fa notizia. Nicola Gratteri e Antonio Nicaso fanno notizia. E ci si immergono fino al collo a raccontare la potenza e le possanza della 'ndrangheta. E non a caso. Nicola Gratteri è sostituto Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, da sempre in prima linea contro mafie e fenomeni malavitosi. Antonio Nicaso parte dalla 'ndrangheta e alla 'ndrangheta arriva con la scrittura , la perizia giornalistica, la ricerca scientifica e l'inchiesta. A quattro mani stilano in questo volume il fascinoso racconto della camaleontica metamorfosi di un'organizzazione che, felpata e quasi impercettibile, giganteggia ovunque riuscendo bene ad adeguarsi alle nuove esigenze del mercato, senza mai venire meno alle proprie caratteristiche, alle proprie regole e ai propri valori, come il silenzio e il vincolo di sangue. Da qualche decennio, è leader incontrastata nel traffico di cocaina dal Sud America verso l'Europa, ma per molti continua ad essere una versione stracciona, casareccia della mafia siciliana, un fenomeno tipico dell'arretratezza, rinchiuso in Calabria nella monocultura delle faide.

W l’Italia, Iacona, e quella piazza vuota a Locri

Segnalo qui di seguito il post di Aldo Pecora (ideatore e promotore dell'associazione "ammazzateci tutti") sulla diretta di ieri sera della puntata di W L'Italia tratto dal suo blog personale http://www.aldonline.it/

"Diverse persone hanno scritto sul forum di Ammazzateci Tutti chiedendo il perchè non fossimo in piazza a Locri nell’ultima puntata di “W L’Italia Diretta” di Riccardo Iacona. Ho già avuto modo di rispondere che era ovvio che la piazza fosse vuota, perchè così l’hanno voluta autori e conduttore del programma. Forse faceva più film western. Non a caso penso che solo un cieco non avrebbe notato che tutta l’area del piazzale era TRANSENNATA.Comunque le risposte a questo “assenteismo di massa” potrebbero essere tante.Premettendo che ognuno fa le cose per come si sente; premettendo, tra l’altro (ma è solo un esempio), che molti ragazzi e ragazze si troveranno ancora nelle rispettive sedi universitarie a buttare il sudore sui libri per gli ultimi esami prima dell’estate, non vi chiedete come mai non ci fosse nessuno, nessuno striscione, nessuna dimostranza?Ebbene la risposta l’ha data il sostituto procuratore Nicola Gratteri: la gente è sfiduciata e stanca di queste passerelle mediatiche, di tutte queste telecamere dall’evento usa e getta; e tanto più lo è quando si vuole confezionare una trasmissione dove ti si dice in partenza, come ha fatto Iacona in privato, che le tue istanze non interessano alla puntata, ovvero che non è prevista la partecipazione di nessuno <>.Ovviamente chi ci scrive è libero anche di criticarci, per carità, ma a chi ci critica chiedo: E VOI DOVE ERAVATE? PERCHE’ FARVI SEMPRE SCUDO SOLO DI NOI RAGAZZI?Personalmente mi sono stancato di fare il Robespierre dell’antimafia, o il Gabibbo della legalità calabrese, o l’ultimo dei Don Chisciotte, armato di sogni, speranze e buone intenzioni.Non possiamo essere nè io, nè Rosanna Scopelliti, nè nessuno dei ragazzi a farci carico di tutto questo.Qui in Calabria si muore, è vero.Ma “come” e “perchè” si muore non è riconducibile certamente solo alla ‘ndrangheta, perchè questa è solo la scusa “folkloristica” che fa comodo a molti cucire addosso alla nostra bellissima terra.Dicevo, qui si muore, ma non solo di lupara e per affari sanitari.Qui, in Calabria, ci sono centinaia di migliaia di piccoli grandi eroi, padri e madri di famiglia che con 1.000/1.200 euro devono tirare avanti intere famiglie.Uomini e donne, giovani, che nel quotidiano vengono uccisi nella dignità e sfregiati nell’orgoglio.Questa Calabria, la nostra Calabria, si è stancata dei vari Santoro, Iacona, ed altri che vengono a farci vedere come siamo truffaldini nelle Asl e come la gente muore ammazzata. Non abbiamo bisogno di commiserazione ma solo di un minimo di fiducia.Perchè non fanno mai vedere come si tirano avanti con sacrifici abnormi le coopeative sociali ispirate da Monsignor Bregantini, ad esempio?Perchè non si parla di tutti quei giovani precari, delle migliori intelligenze che sono costrette a diventare “esportatori di conoscenza” lontano dalla Calabria?E soprattutto, perchè mai un’inchiesta seria sulla grave crisi democratica o dello Stato di Diritto (come detto da De Magistris) e di credibilità (per dirla con Gratteri), ovvero nei confronti della più abietta classe dirigente che la Calabria abbia mai avuto?Quella stessa Calabria dove il Vicepresidente del consiglio regionale, lo ricordo, è stato ucciso proprio in un seggio elettorale, non sotto casa, ma in un seggio elettorale.Io ripartirei da qui, prima ancora di chiederci “perchè non eravate lì” chiedetevi, voi, “perchè avremmo dovuto esserci”?Mi si risponderà, “sì certo, ma comunque non c’eravate”. E’ vero.Come non c’era però l’imprenditore Pino Masciari, oggi testimone di giustizia che, dopo aver denunciato i suoi aguzzini adesso rischia di ritrovarseli sotto casa tra un patteggiamento allargato ed una prescrizione del reato.Come non c’era Liliana, la straordinaria mamma-coraggio (o mamma-detective) di Massimiliano Carbone, che non lotta per una vita che ormai non c’è più, ma per una vita che c’è.Come non c’era la signora Antonella Vettrice, con in braccio il piccolo e meraviglioso Emanuel, che non ha mai conosciuto il suo papà Renato, scomparso da Bovalino circa due anni fa e probabile caso di lupara bianca.Come non c’era lo stesso vescovo Bregantini, che sa sempre ha avuto parole durissime nei confronti dei poteri forti nella locride ed in Calabria.Come non si è parlato per niente, a proposito di poteri forti, della devastante potenza delle massonerie (coperte e non per me non fa differenza) nella locride, quelle che mettono d’accordo più volte non solo destra e sinistra, ma anche le stesse ‘ndrine ed i locali di ‘ndrangheta. Quelle stesse massonerie che, tra l’altro, avevano cercato di infiltrare persino il movimento spontaneo dei ragazzi (e non solo) sin dalle prime manifestazioni, grazie evidentemente ad importanti amicizie con determinate parti della politica regionale.E non ho paura di quello che non solo dico da tempo, ma che ora sto scrivendo in un forum pubblico e che è letto da decine di migliaia di persone al giorno da tutta Italia.Peppino Impastato aveva la sua radio, io cerco di utilizzare internet per far sapere queste cose.E Dio solo sa quanto queste cose un giorno potrebbero costarmi caro, molto caro.A voi che leggete, però, chiedo di tenere a mente questo: la mafia, le mafie, sono fatte non solo di omertà ma di silenzi. Chi oggi non parla, soprattutto a chi vuole essere parlato, è complice.E forse per questo motivo io in primis ho peccato forse di eccessivo presenzialismo televisivo, ma ogni volta che l’ho fatto l’ho fatto per “sfruttare” questo tipo di media per veicolare il mio punto di vista, il mio modo di vedere le cose, cercando di parlare a chi vuole essere parlato (l’espressione non è mia ma del grande scrittore calabrese Corrado Alvaro), senza censure, senza condizionamenti, senza recitare una parte.Poi, con il tempo, anche in quegli ambienti hanno cominciato forse a passarsi parola che la mia rappresenta una voce scomoda, ed infatti ora molti ci pensano su non due ma cento volte prima di invitarmi da qualche parte.Detto questo, ognuno sia libero di farsi la propria idea e trarre, se lo ritiene opportuno, le proprie personali conclusioni.Io nel mio piccolo, come credo tantissimi altri ragazzi attivisti del Movimento, continuerò a cercare di parlare liberamente a chi vuole essere parlato, con o senza senza telecamere."

martedì 17 luglio 2007

Il Gruppo folkloristico "Asprumunti" di Cardeto al Festival della Collina di Cori (LT)

La presentazione della rassegna tratta dal sito http://www.festivaldellacollina.com/

Festival della Collina Incontri con il Folklore Internazionale C.I.O.F.F.

Il Festival della Collina – Incontri con il Folklore Internazionale – C.I.O.F.F. (Conseil International des Organisations de Festivals de Folklore et d’Arts Traditionnels) è stato organizzato per la prima volta nel 1974 dall’Ente Provinciale per il Turismo di Latina con la collaborazione della città di Cori, per la parte logistica, e degli Sbandieratori dei Rioni di Cori per la parte tecnico-organizzativa ed i rapporti internazionali.

Ogni anno, in luglio, il Festival ripropone un gioioso appuntamento fatto di danze e di musiche della tradizione popolare di tutto il mondo.
Il Festival della Collina trova la sua giusta residenza nelle città collinari a nord della provincia di Latina, ricche di tradizione e d’arte, senza però rinunciare a spingersi verso le città vicine al mare e verso la città di Roma.
La città che ospita i gruppi internazionali è Cori, una delle più antiche città d'Italia.
La provincia di Latina, e Cori in particolare, diventa ogni anno un crocevia nel quale circa 300 giovani provenienti da tutti i Continenti si incontrano, si conoscono, imparano a stimarsi e ad amarsi.
Dalla prima edizione circa 200 gruppi, provenienti da 65 nazioni, hanno partecipato alla manifestazione.
L’Ente organizzatore del Festival è l’Associazione Sbandieratori dei Rioni di Cori che cura anche la direzione artistica e tecnica della manifestazione.
L’organizzazione si avvale dell’importante collaborazione della Sezione C.I.O.F.F. Italia, della Provincia di Latina, della Fondazione “Roffredo Caetani” e dell’Azienda di Promozione Turistica di Latina, titolare della manifestazione.
Visitate il sito per conoscere il programma!!
Questa, invece, la nostra presentazione alla rassegna....

Gruppo Folklorico "ASPRUMUNTI"
Cardeto

Il gruppo "ASPRUMUNTI" di Cardeto, è uno dei più antichi e prestigiosi gruppi folkloristici della Calabria. Gia' nel 1928, l'attuale presidente onorario, Sig. Domenico FEDELE, ballo' alla presenza del Principe Umberto di Savoia, il quale rimase affascinato e trasportato dalla danza del piccolo ballerino.
Il gruppo vanta anche di comparse in prestigiosi film degli anni cinquanta, come: "Patto con il diavolo", "Il brigante di Tocca Lupo" e "Carne inquieta". Negli anni piu' recenti è stato orgoglioso di vincere per due anni consecutivi (1999-2000) il "Festival Internazionale del Folklore" a Mattinata di Foggia.
Ma la particolarita' e la straordinarietà del gruppo "ASPRUMUNTI" si evidenzia soprattutto nel ballo: la "Ballata Cardoleda" testimonia oggi antiche memorie della civilta' MAGNO GRECA, ancora presente nell'area grecanica dell'entroterra apromontano. A "Cardoleda" ha dunque origini che vanno ricercate nelle arcaiche radici della danza greca.
Ancora oggi vedendo ballare i componenti del gruppo è possibile notare come i danzatori si lascino trascinare, abbandonandosi spontaneamente al ritmo, la danza assume il significato liberatorio-comunicativo, in cui emergono infiniti rituali simbolici, reminiscenze della potente civilta' colonizzatrice. Oggi il gruppo è formato soprattutto da giovani Cardetesi ai quali e' stato tramandato l'amore e la devozione per il folklore e la tradizione.
Un in bocca al lupo ai ragazzi che si esibiranno!!

La casta - Così i politici italiani sono diventati intoccabili

Gian Antonio Stella , Sergio Rizzo

Casa editrice: Rizzoli
Collana: Saggi
Anno pubblicazione: 2007
Prezzo: 18,00
Genere: politica scienze politiche
Volumi: 1
Pag: 294



Descrizione:Questo libro corrosivo e documentatissimo spiega come la classe dirigente del Paese sia diventata una casta di intoccabili, pronti a sguazzare negli sprechi e nei privilegi delle principali istituzioni statali e delle amministrazioni locali. Racconta il business siciliano delle cliniche private e gli appalti per lo smaltimento delle scorie nucleari russe, le scandalose rendite di posizione dei sedicenti rappresentanti dei pensionati e delle casalinghe e l'indecente e matematico riciclaggio dei trombati alle elezioni. Senza guardare in faccia a nessuno, Stella e Rizzo vogliono suscitare quella sana indignazione da cui dovrebbe nascere la necessaria ribellione dei cittadini.

tratto dal sito http://www.lafeltrinelli.it/istituzionale/catalogo/scheda_prodotto.aspx?i=2477660

sabato 14 luglio 2007

Gli scenari climatici del ventunesimo secolo

Ho voluto dedicare un post ad un problema più che mai sottovalutato e poco affrontato dai media. Quello del surriscaldamento globale è una questione che va presa in considerazione subito e nei modi più opportuni da parte di tutta l'umanità. In gioco c'è la sopravvivenza della nostra specie!! (Francesco Trunfio)

Come possiamo sapere quale sarà il clima del futuro?

Il Pannello Intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC) è una commissione di climatologi, politici e rappresentanti del mondo economico. Ogni cinque/sei anni centinaia di studiosi provenienti da quasi tutto il mondo sottoscrivono un rapporto stilato da una quindicina di esperti sulla base di numerose pubblicazioni chiave sui processi climatici e sui risultati ottenuti dai modelli. I precedenti rapporti IPCC sono stati pubblicati nel 1990, 1995 e 2001.




1. Lo scioglimento dei ghiacci artici nella simulazione eseguita ad Amburgo. Si prevede che durante il periodo estivo i ghiacci (riportati in celeste) scompariranno completamente (scenario A1B a destra) o quasi completamente (scenario B1 nel centro). Le condizioni attuali sono riportate a sinistra. © MPI Met
Per il prossimo rapporto IPCC (atteso per il 2007) è stato chiesto a numerosi gruppi di modellisti di calcolare tre "scenari" sul clima futuro in base alle conoscenze in loro possesso e utilizzando le capacità di calcolo di super computer, tra i più potenti al mondo, in grado di modellare il sistema terrestre. Uno di questi gruppi proviene dall'Istituto Max Planck per la Meteorologia di Amburgo, partner di ACCENT. I risultati dei loro calcoli saranno messi a confronto con quelli di altri modellisti e una sintesi dei risultati verrà pubblicata nel quarto rapporto IPCC. Tuttavia, è già possibile consultare i risultati ottenuti dal modello di Amburgo. Tiene presente, tuttavia, che parliamo dei risultati di solo uno dei quindici gruppi che contribuirà alla valutazione finale dell'IPCC.


Valutazioni per il futuro
Il surriscaldamento globale proseguirà anche se non con la stessa intensità in tutte le aree del mondo e la massa terrestre si riscalderà più velocemente rispetto agli oceani. Il fenomeno riguarderà in particolar modo le latitudini settentrionali e le regioni artiche. Già da ora è possibile osservare che i ghiacci artici disciolti durante l'estate non si formano più nella stessa misura. Entro le fine del secolo l'intero oceano artico potrebbe essere completamente privo di ghiacci durante il periodo estivo.
2. A destra: aumento della temperatura media mondiale per il periodo 2071 - 2100 messo a confronto con il periodo 1961 - 1990. © MPI Met


L'intensità delle tempeste invernali aumenta nell'Europa centrale ma diminuisce nell'area del mediterraneo.
L'aria più calda contribuirà a rendere più estremi gli eventi meteorologici. L'aria calda trattiene una maggiore quantità di vapore. Pertanto, le precipitazioni medie aumenteranno su tutto il globo pur in modo non omogeneo. Nelle zone umide, come i tropici e le latitudini centro-settentrionali, tenderanno ad aumentare mentre in quelle aride subtropicali si riduranno e il clima diventerà più secco.

3. Precipitazioni estreme: variazione percentuale per il periodo 2071 - 2100 messa a confronto con il periodo 1961 - 1990. Scenario A1B Clicca sull'immagine per ingrandirla. (20 K)



4. Siccità estrema: variazione percentuale per il periodo 2071 - 2100 messa a confronto con il periodo 1961 - 1990. Scenario A1B. © MPI Met

Ciò implica che il contrasto tra zone secche e umide diventerà sempre più marcato. Si prevedono periodi di siccità più intensa nell'area mediterranea, sull'Africa meridionale e sull'Australia. Nelle regioni umide aumenterà il rischio di piogge violente e di inondazioni. Entro la fine del secolo le nevicate diminuiranno dell'80-90% nella maggior parte dei paesi europei (nelle Alpi e sui rilievi norvegesi del 30-40% ). La durata dei periodi secchi aumenterà in tutto il globo.
5. A sinistra: variazione delle precipitazioni per il periodo 2071 - 2100 messa a confronto con il periodo 1961 - 1990 per i mesi di gennaio e luglio.Clicca sull'immagine per ingrandirla. (115 K) © MPI Met

6. Cambiamento atteso per il livello del mare espresso in metri per il 2100 messo a confronto con l'anno 2000. Nota che il cambiamento non è omogeneamente distribuito sull'intero pianeta. Clicca sull'immagine per ingrandirla. (80 K) © MPI Met
Il livello degli oceani potrà aumentare di 20-30 cm a causa dell'espansione termica. Lo scioglimento dei ghiacci groenlandesi provocherà un ulteriore innalzamento di quindici centimetri mentre nevicate più intense in Antartide potrebbero portare ad una riduzione di cinque centimetri. Lo scioglimento nella regione Artica è la causa di una forte flusso di acqua fredda nelle acqua salate del Nord Atlantico che potrà causare cambiamenti nelle correnti oceaniche dovute alle differenze di temperatura e salinità. La corrente nord-atlantica potrebbe rallentare favorendo un clima più fresco in Europa controbilanciato, tuttavia, dalla generale tendenza al surriscaldamento.

Il surriscaldamento dovuto all'effetto serra è stato in parte mascherato dall'inquinamento atmosferico che non ha permesso alla luce solare sole di raggiungere la superficie terrestre. Se verranno adottate misure rigide per il miglioramento della qualità dell'aria a livello mondiale si potrebbe verificare un rapido riscaldamento di quasi 1°C in dieci anni.
Tabella 1: i risultati del modello si basano sulle seguenti emissioni di anidride carbonica (CO2) e solforosa (SO2):

Ad oggi i modelli climatici includono le emissioni di zolfo, tra i principali responsabili dell'inquinamento atmosferico, della formazione di aerosol e della radiazione solare riflessa. Ciò maschera il surriscaldamento globale.
Il surriscaldamento previsto entro il 2100 sarà compreso in media tra 2,5 e 4°C.

Scenari
Il risultato del modello dipende dallo scenario su cui si basano i calcoli. I diversi scenari per il futuro sviluppati dall'IPCC sono stati alla base di questo calcolo e sono stati definiti A1, A2 e B1 a seconda dei diversi assunti relativi allo sviluppo demografico, sociale, economico e tecnologico del pianeta.
8. Tendenza della temperatura rispetto alla temperatura media nel periodo 1961 - 1990, indicata dallo zero. I diversi scenari prevedono sviluppi simili tra loro. Ciò dipende dall'effetto di raffreddamento dovuto all'inquinamento atmosferico che, negli scenari di maggiore sviluppo tecnologico, viene eliminato controbilanciando, in parte, il vantaggio di minori emissioni di CO2. Clicca sul grafico per ingrandirlo. © MPI Met

La famiglia A2 descrive uno sviluppo eterogeneo. La crescita demografica ed economica varia notevolmente nelle differenti aree del mondo. Pertanto, la popolazione continua a crescere e lo sviluppo del reddito pro capite e il cambiamento tecnologico è poco omogeneo e si sviluppa più lentamente. Tale scenario prospetta cambiamenti climatici molto più accentuati rispetto agli altri scenari.
La famiglia A1 descrive un mondo caratterizzato dal forte sviluppo economico e dalla massima crescita demografica prevista intorno al 2050. L'introduzione di nuove tecnologie è rapida ed efficiente ma la crescita si può basare su risorse diverse, quali l'utilizzo intensivo di combustibili fossili (A1F), risorse energetiche non fossili (A1T) o l'utilizzo di entrambi (A1B). Quest'ultimo scenario è portato frequentemente ad esempio poiché le tendenze attuali vanno in questa direzione. Tuttavia, non vi sono garanzie su come si svilupperà il mondo nei prossimi decenni.
La famiglia B1 prende in considerazione uno sviluppo demografico come quello illustrato nello scenario A1 ma con una società basata, nell'arco di un breve periodo di tempo, su informatica e servizi. Lo sfruttamento di materiali ed energia si riduce grazie a sistemi intelligenti e a politiche ed economie di sviluppo sostenibili. Lo scenario descrive un incremento dell'equilibrio sociale e della giustizia globale, ma non prevede programmi specifici per la tutela del clima.
Lo scenario B1 è il migliore dal punto di vista dell'evoluzione del clima ma anche in questo caso i livelli di CO2 alla fine del secolo raggiungeranno circa 550 ppm, un valore doppio rispetto alle 280 ppm del periodo pre-industriale.
9. A sinistra: i rapporti di mescolamento della CO2 misurati nel periodo 1850 - 2000 e le stime fino al 2100 in base ai diversi scenari IPCC.Clicca sul grafico per ingrandirlo. © MPI Met


Autore: Elmar Uherek - Istituto Max Planck per la Chimica, MainzVersione italiana a cura di Michela Maione, Simonetta De Angelis e Paola Giovannini, Università degli Studi di UrbinoLe informazioni sull'articolo e le illustrazioni provengono da un volantino pubblicato in lingua tedesca dall'istituto Max Planck per la Meteorologia di Amburgo.Testi: Erich Roeckner, Guy P. Brasseur, Marco Giorgetta, Daniela Jacob, Johann Jungclaus, Christian Reick, Jana SillmannGrafica: Norbert P. Noreiks

IL PUNTO DI SVOLTA di Fritjof Capra - Segnalato da Domenico Crea

La trama dell'opera è tratta da http://it.wikipedia.org/wiki/Il_punto_di_svolta

"Il libro aiuta a spostare il punto di osservazione un po' su tutto, cosa indispensabile per una visione più "realistica" dell'essere, o meglio del divenire." (Domenico Crea)

Il punto di svolta è il secondo saggio pubblicato da Fritjof Capra. Scritto durante la crisi economica e sociale dei primi anni 1980, il libro vuole tracciare un parallelo tra la crisi della fisica nei primi anni del XX secolo, e l'incapacità delle società contemporanee di far fronte a problemi di portata sistemica e globale come quelli economici ed ecologici. In questo senso, Il punto di svolta prosegue l'analisi iniziata dal precedente Il tao della fisica.
Nell'analisi vengono esaminate le fondamenta della cultura occidentale, basate sul meccanicismo e sulla visione cartesiana, derivate dalle teorie di Locke, Descartes e Bacone, le quali portano alla stessa fisica classica.
La tesi del libro è che, come la fisica ha dovuto abbandonare la visione riduzionista per indagare l'infinitamente piccolo e l'infinitamente grande (teoria dei quanti e medicina, biologia, sociologia ed economia. Nel libro è presente una chiara denuncia alle posizioni dello stile di vita occidentale, che non rispettano né le persone né le convenzioni sociali, ma incentrano il loro interesse egoisticamente sul singolo, sia come produttore, sia come consumatore. La critica di Capra non si rivolge esclusivamente al capitalismo, ma anche al marxismo ed al socialismo.
Pur datato, il libro anticipa in effetti alcuni mutamenti di paradigma, nel senso di Kuhn, poi effettivamente verificatisi: nelle scienze cognitive, con la visione di unità mente-corpo; nelle scienze biologiche, con il crollo dell'assioma genetico che asserisce "un gene, una proteina"; nelle scienze sociali ed economiche, con l'incapacità di prevedere crisi e tracolli, come la bolla del 2001 o la crisi petrolifera nel 2005, con il greggio oltre i 70 dollari al barile, quando solo nel 2003 si parlava ancora del prezzo troppo basso del petrolio.
Anche se a volte Capra parteggia un po' troppo per la visione sistemica e olistica, tuttavia afferma da subito che il suo scopo non è ribaltare le idee comuni, ma integrare le conoscenze derivate dal riduzionismo con quelle derivanti dalle relazioni tra le varie parti.

venerdì 13 luglio 2007

U SONU - La danza tradizionale nella Calabria Greca

Il libro si apre con un breve percorso storico-etnografico sulla tarantella come tradizione inventata: come si vedrà è un’occasione per prendere le distanze da un termine che io stesso in passato ho utilizzato intensamente.
Il secondo capitolo costituisce una etnografia relativa alla dimensione pubblica della danza nell’estremo sud della Calabria. Viva cu’ balla viva! rappresenta una terza sezione maggiormente tematica: il centro di gravitazione dello scritto è la cultura del sonu a ballu a Cardeto e nella Valle del Sant’Agata ma con alcune digressioni verso la storia socio-culturale dell’area in oggetto.
L’altra parte dell’otre presenta il sonu a ballu dal punto di vista del musicista popolare, di cultura orale, nello specifico il ciarameddaru (zampognaro).
U Sonu è il risultato di vari anni di ricerca e di riflessione. Un lavoro ripreso e abbandonato più volte nel tempo con le molte contraddizioni che un’esperienza lunga e complessa porta con sé. La descrizione/narrazione condanna alla staticità ciò che rappresenta. Vorrei, quindi, mettere in guardia il lettore dal mio stesso presente etnografico. Scrivere al presente è solo una soluzione formale, è una scelta estetica. Ho disposto su un tavolo ideale una grande quantità di simboliche polaroid scattate nel tempo cercando di individuare fra di esse una trama narrativa, una via per restituire un senso ed una compiutezza comunicativa ad un periodo di osservazione che abbraccia oltre venticinque anni. L’Aspromonte, la Calabria Greca non sono un eden etnografico dove una cultura arcaica della danza resta ad attenderci docilmente in un quadretto ipostatico e incontaminato. La realtà fermenta e si trasforma incessantemente. Fortunatamente le cose “sul campo” non si trovano mai completamente come ce le aspettiamo, imbalsamate, come nel migliore dei musei (etnografici).Tutta la fase degli anni ’80 è stata dedicata alla danza nel suo aspetto pubblico e rituale. Il punto focale della mia attenzione era l’osservazione delle feste. Da quelle più imponenti come partecipazione (Madonna di Polsi, Madonna della Consolazione) a quelle più marginali, legate alle comunità locali nella provincia di Reggio ed in particolare dell’Aspromonte (il territorio urbano di Reggio, Acquaro, Siderno, Gioiosa Jonica, Riace, Cataforio e la Valle del Sant’Agata sino a Cardeto, Bova, Gallicianò, S. Stefano, la stessa Piana di Gioia, etc.). Progressivamente dagli anni ’90 in poi la mia attività di campo si è orientata sempre più verso la festa a ballu domestica, con un’attenzione particolare verso le comunità cardole e la Valle del Sant’Agata dove la danza non è semplicemente memoria storica, occasione di revival, di folclorismo e di animazione turistica. Cardeto e la Valle del Sant’Agata rappresentano, come spero di aver messo in risalto nel terzo capitolo, un’area dove resiste una cultura coreutica viva, un mondo che si è trasformato economicamente e socialmente ma che, come avrebbe detto Roberto Leydi, non ha inteso “spezzare il filo” con un passato, tutto sommato, prossimo. Anche qui non si tratta di un eden etnografico ma di una realtà contemporanea, con tutte le contraddizioni della contemporaneità.

La danza nella Calabria Greca, E. Castagna, 2007, € 18
Per acquistarlo andate sul sito http://www.squilibri.it/libri/atm---archivio-tradizioni-musicali/u-sonu.html

mercoledì 11 luglio 2007

UNA GIORNATA PER DE ANDRE' - POPOLI E CULTURE NEL MEDITERRANEO

COMUNICATO DAL SITO http://www.fondazionedeandre.it/

Chiesa di S. Giorgio - Reggio Calabria

Venerdì 13 luglio alle ore 20.30 presso il Chiostro della Chiesa di S.Giorgio in Reggio Calabria, si svolge il convegno "Una giornata per De André - Popoli e culture nel Mediterraneo", organizzato dal Circolo Culturale L'Agorà di Reggio Calabria.Nel corso di tutta la giornata sono esposti gli elaborati (quadri, fotografie) relaizzati dagli studenti degli istituti artistici, penitenziari della provincia di Reggio Calabria e dell'Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria.
(*) patrocinato dalla Fondazione

COMUNICATO DAL SITO http://www.tuttoqui.it/

Una giornata per De Andrè

Ha stravolto i canoni della canzone italiana con le sue ballate, sospese tra mito e realtà. E ha sfidato gli arroganti di ogni tempo con testi arguti e irriverenti. Fabrizio De Andrè usava il linguaggio di un poeta non allineato, ricorrendo alla forza dissacrante dell'ironia per frantumare ogni convenzione. Nel suo mirino, sono finiti i "benpensanti", i farisei, i boia, i giudici forcaioli, i re cialtroni di ogni tempo. Il suo, in definitiva, e' un disperato messaggio di libertà e di riscatto contro "le leggi del branco" e l'arroganza del potere. Da questi elementi ecco la terza edizione de "Una giornata per De Andrè - Popoli e Culture nel Mediterraneo" organizzata dal Circolo Culturale L'Agorà per sabato 22 luglio presso il Chiostro della Chiesa di San Giorgio al Corso - Tempio della Vittoria e che per tutta la giornata vedrà l'alternarsi di relatori ed una mostra alla quale parteciperanno gli elaborati realizzati dagli studenti degli Istituti Artistici della Provincia di Reggio Calabria e dall'Accademia di Belle Arti e che saranno visitabili in un'apposita mostra denominata "Galleria Faber", mentre on-line alla pagina: www.circoloculturalelagora.it/galleriafaber dove si possono vedere tutte le opere partecipanti nelle precedenti edizioni.Anche quest'anno, vista l'importanza della manifestazione, la giornata di studi ha visto fino al momento il patrocinio della Fondazione De Andrè, del Comune di Genova, Ministero della Giustizia - Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria - Provveditorato Regionale della Calabria, Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria, il Comune di Reggio Calabria.La giornata di studi dopo l'introduzione del Presidente del Circolo Culturale "L'Agorà" Gianni Aiello, vedrà gli interventi di Vincenzo Foti, giornalista, Gianfranco Molinaro, dell'Accademia di Musica e Poesia "Fabrizio De Andrè" e di Gianfranco Cordì, responsabile della sezione reggina del sodalizio organizzatore.Info: http://www.circoloculturalelagora.it/

P.S. Siccome c'è una discordanza di date, pregherei chiunque fosse a conoscenza della data precisa di mandarmi questa informazione via e-mail.

giovedì 19 aprile 2007

Cardinale Luigi Tripepi - La descrizione del posto


«Qui perenne è l'aprile ed ingemmata
Ride di gigli e rose ogni pendice,
D'un zeffiro vital l'aura felice
Rinverde ognor la sponda innamorata;

Il cielo,a cui bella innocenza é grata,
Il nembo affrena,e la saetta ultrice;
Di queste balze eterna abitatrice
Erra Amistade e in queste balze è nata.

Il campo aprico, la salvetta,il rio,
L'argenteo fonte,l'augellin loquace,
L'ombrosa valle,il rorido pendio;

Se il giorno splende,e se la notte tace,
Suonano ognor con lene mormorio;
Hanno il nido tra noi Virtude e Pace.»

(Cardinale Luigi Tripepi - poesia Cardeto, mia patria.)

sabato 14 aprile 2007

LE INFLUENZE LINGUISTICHE SUL NOSTRO DIALETTO E SUL DIALETTO CALABRESE IN GENERALE

Il greco è l'altro elemento fortemente caratterizzante del dialetto Calabrese, è straordinariamente rappresentato dalla lingua parlata nella parte meridionale, in particolar modo nella provincia di Reggio Calabria. Per lungo tempo in gran parte della zona il Grecanico era la lingua più parlata, oggi solo in alcuni centri quali Bova, Roghudi, pochi altri paesi della zona dell'Amendolea e alcuni quartieri di Reggio vi sono anziani che parlano questa lingua calabro-greca.
La persistenza del grecanico nella Calabria meridionale, ovvero la sua tarda latinizzazione, ha avuto in Gerhard Rohlfs il suo più convinto assertore. Lo studioso tedesco, ha percorso per quasi cinquant'anni la regione cercando sul posto il riscontro dei suoi studi: l'esistenza di due Calabrie, di etnia e lingua diverse. Che la lingua greca sia abbondantemente rappresentata nel dialetto della Calabria meridionale non vi sono dubbi. I riscontri sono infatti moltissimi: le opposizioni di voci per indicare uno stesso oggetto o animale o pianta sono evidenti nelle due Calabrie; la costruzione verbale ha un impronta greca precisa nel dialetto calabro-meridionale; in molti toponimi e cognomi tale impronta è agevolmente rintracciabile.
Ecco dunque, in una prima tabella di confronto, greco e latino in alcuni nomi di animali:
Calabrese meridionale Calabrese settentrionale Italiano
agrofàcu - ranùnchiulu - ranocchio
zinnapòtamu - lìtria / ìtria - lontra
'bampurìddha / lampurìdda - vampurìddha/ culilùcida - lucciola

Confrontando i termini, la loro diversità appare abbastanza evidente e certamente nasce dal differente substrato linguistico da cui essi si originano. Nella Calabria meridionale il ricordo del greco è così chiaro da non richiedere ulteriori approfondimenti. In effetti è facile riconoscere nell'identificativo alcuni animali, piante e oggetti la derivazione greca:
Calabrese meridionale - Greco - Italiano
'zinnapòtamu - kynopotamus - lontra
batràci / agrofàcu - botrakòs - ranocchio
'bampurìddha / lampurìdda - vampurìddha - lucciola
capìzza - capistru - cavezza
sìrtu / sìrti - sùrtes - tirabrace
'nnàca - nàke - culla
jilòna - chelòne - testuggine
'geramìda - keràmidion - tegola
timogna - themoonia - cumulo di grano
'zìmbaru / 'zìmmaru - xìmaros - caprone
purtuàllu - portokàlos - arancia
ciràsa / 'geràsa - keràsa - ciliegie
scìfa - skyphos - coppa
cantàru - kantharos - tazza
L'elemento greco nel lessico calabrese meridionale non si esaurisce semplicemente nell'uso di vocaboli così evidentemente derivati dalla lingua greca, poiché anche il modo di esprimersi tradisce questo substrato.
Ecco ad esempio dei modi di esprimersi nella Calabria meridionale:
Italiano Calabrese meridionale
voglio mangiare vogghju u (i) mangiu
voglio dormire vogghju u (i) dormu

Dopo i verbi che esprimono una volontà o una azione, nel dialetto della Calabria meridionale non si usa l'infinito che viene sostituito tramite una congiunzione. Tale modo di dire è presente, sic et simpliciter, nella popolazione grecanica di Bova (Thèlo na ciumithò). Quindi ecco ad esempio che l'infinito torna ad essere normalmente usato con il vero potere:
Italiano Calabrese meridionale
posso mangiare pòzzu mangiàri
posso dormire pòzzu dòrmiri

Nella Calabria settentrionale ci si esprime normalmente sempre con l'uso "italiano" dell'infinito, anche con i verbi che esprimono volontà. Anche in queste costruzioni verbali (es. nel periodo ipotetico) il modo di esprimersi è identico al greco.
Ecco alcuni esempi di cognomi calabresi d'origine greca:
Cognome italiano - Termine greco - Traduzione
Calogero - kalogheros monaco
Crea - kreas - carne
Crupi - kouroupes - tosato
Scordo - skordon - aglio
Delfino - delphys - delfino

Le incursioni saracene sulle coste calabresi verso la fine del primo millennio e gli scambi commerciali dell'epoca hanno lasciato traccia nel dialetto calabrese. I Saraceni non esercitarono mai un dominio nella attuale Calabria, limitandosi a delle frequenti incursioni sulle coste tra X secolo e XI secolo. Essendo padroni incontrastati della Sicilia, gli Arabi sfruttarono la loro posizione privilegiata per sottoporre le città costiere della Calabria a tributi e comunque intrattenendo rapporti commerciali e di scambio. Tutto questo comportò un mutamento, se pur minimo, della lingua calabra con diversi "arabismi" la cui presenza è ancora oggi dimostrabile. Ecco degli esempi:
Calabrese - Arabo - Italiano
tùminu / tuminàta - tumn - tomolo (misura terriera)
zìrra / zìrru zir - recipiente per l'olio
'guajera - adara - ernia
limbìccu - al-ambiq - moccio
carubba - harrub - carrubba (frutto del carrubbo)
sciàbaca / sciabachèju - sabaka - rete da pesca
zaccànu - sakan - recinto per le bestie

Ma l'eredità saracena non si ferma al solo lessico, la si può scoprire anche in alcuni cognomi di origine Araba:
Cognome calabrese - Termine arabo - Traduzione
Modafferi - muzzafar - vittorioso
Bosurgi - buzurg - grande
Naimo - na'im - delicato
Nesci - nasi (pronuncia nasci) - giovane
Tafuri / Tafuro - taifuri - fabbricante di stoviglie
Per completezza di informazione e di giudizio il latinista Giuseppe Pensabene nel suo Cognomi e toponimi in Calabria, non riporta le voci Naim e Tafuri esprimendo anche perplessità su Nesci, ma sugli altri non ha dubbi: i cognomi Modafferi e Bosurgi hanno derivazione latina e non araba:
Cognome calabrese - Costruzione latina - Traduzione - Significato
Modafferi - modus + fero - portatore di equilibrio, di misura - uomo equilibrato
Bosurgi - boves + urgeo - spingo i buoi - conduttore di grosso bestiame

Un'altra lingua rappresentata nel vernacolo calabrese, verosimilmente penetrata con i normanni e gli angioini, è il francese. Come già accennato, la Calabria fu sotto la dominazione normanna dal 1060 fino a quasi tutto il XII secolo ed è chiaro che le parole del lessico calabrese di derivazione francofona siano penetrate in tale periodo. Ecco alcuni francesismi nel dialetto di Calabria:
Calabrese - Francese - Italiano
accia - ache - sedano
arrocculàri - reculer - rotolare
perciàri - percer - bucare, perforare
buccirìa / vuccerìa - boucherie - macelleria
accattàri / 'cattàri - acheter - comprare
sciarabàllu - char à bancs - veicolo sbatacchiato
spilatràppu / spilandràppa - sparadrap - cerotto
'muccatùri - mouchoir - fazzoletto
sùrici - souris - topo
racìna - raisin -uva
buàtta - boîte - lattina
mustàzzi - moustache - baffi
'ndùja - andouille - salame
Il francese comunque è una lingua neolatina e tra il 1266 e il 1442 la casa d'Angiò teneva sotto la sua corona il Regno di Napoli. I cognomi con desinenza finale in -eri e -ieri sono di origine Normanna.
Altre lingue, come lo Spagnolo o il Tedesco, hanno lasciato tracce trascurabili e tutt'oggi di difficile interpretazione.

giovedì 12 aprile 2007

Articolo de "La Stampa"

Zampogne sull'Aspromonte

Se c’è uno strumento musicale profondamente legato alla montagna questo è la zampogna. In particolare alle valli dell’Appennino.

Un bel saggio dedicato a questo strumento l’ha scritto Chiara Cravero con “Zampogne in Aspromonte” (pp. 174, 18 euro), un libro + cd musicale edito da Squilibri (tel. 06/ 44340148). Con il sottotitolo “Parentele di suoni in una comunità di musicisti”, il volume raccoglie i risultati di una ricerca sul campo svolta in Aspromonte, nelle aree calabresi note come "grecanica" e dei campi di Sant'Agata, alla scoperta di un mondo culturale incentrato sulle musiche per zampogne che, presso le comunità locali, svolgono un ruolo importante per la salvaguardia della propria identità.

Estesa ai musicisti e costruttori di Cardeto, San Sperato, Cataforìo, San Salvatore, Mosòrrofa, Gambarie, Gallina, Melito Porto Salvo, Bova. Bova Marina, Gallicianò, Roghudi, Condofuri e Staiti, la ricerca ha consentito di comprendere un complesso sistema di filiazioni stilistiche per cui ogni suonatore, basandosi su "modelli-madre", tende a personalizzare l'eredità della tradizione per variazioni minime, spesso impercettibili all'ascolto.Con 68 foto in b/n, numerose tabelle comparative, gli spartiti, lo spettrogramma dei suoni e il disegno in sezione della zampogna per ciascuno dei 33 brani contenuti nell'allegato cd, il volume propone una lettura in chiave genealogica dei legami con cui un gruppo di suonatori si riconosce in termini di comunità e discendenza, nella convinzione che la musica eseguita con la zampogna possa "viaggiare" nella memoria attraverso "filiazioni di cultura musicale".
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