Visualizzazione post con etichetta incendi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta incendi. Mostra tutti i post

giovedì 27 luglio 2023

INCENDIO A CARDETO! Quanti ne seguiranno?

Era l’estate del 2021. Un incendio di dimensioni bibbliche cancellò parte dell’Aspromonte. A Cardeto addirittura ci scappò il morto e solo il gesto eroico e volontario di un poliziotto scongiurò la strage.

In un mondo normale, la logica, avrebbe voluto che, chi di dovere, si fosse adoperato giorno e notte per trovare delle soluzioni, per fare prevenzione. Insomma per evitare che la cosa si potesse ripetere uguale o addirittura più violentemente.

La tutela della biodiversità, dei nostri boschi secolari ma ancor di più le politiche contro l’abbandono degli ormai spopolati borghi aspromontani, far sentire forte la presenza delle istituzioni sono le parole di cui ci si riempie la bocca durante le passerelle elettorali o durante eventi del tutto autoreferenziali che servono soltanto a sporcare di inchiostro una carta stampata ormai priva di spina dorsale.
Oggi la storia si ripete. L’Aspromonte, il Mio Aspromonte, è in fiamme. Cardeto, la Mia Cardeto, ha bruciato ed il dolore arriva fin qui.
Lo strazio di persone che vivono quotidianamente la sindrome dell’abbandono e che mai come in momenti come questo, raggiunge la sua massima espressione.
Servono azioni urgenti e straordinarie. La stagione degli incendi potrebbe non essere finita!
• Serve tenere puliti i terreni vicini alle abitazioni obbligando, pena delle multe, chi, per incuria e/o insolenza, si disinteressa.
• Serve creare dei tagliafuochi a ridosso delle strade per impedire la propagazione degli incendi.
• Serve creare dei tagliafuochi a ridosso di boschi che devono essere protetti non dai fungaioli ma dal fuoco.
• Serve spegnere il fuoco quando si può e non solo quando si avvicina alle case. Perché può essere troppo tardi.
• Serve avere un reparto speciale dei vigili del fuoco. Addestrati e di montagna. Spegnere un fuoco a Milano non è come spegnere un fuoco in Aspromonte. Mi sembra evidente.
• Serve ripristinare urgentemente la GUARDIA FORESTALE. Il territorio non si controlla dalle scrivanie. Bisogna conoscerlo e soprattutto controllarlo.
• Serve posizionare degli idranti antincendio a ridosso di tutte le zona abitate e laddove si ritiene opportuno.
• Serve, se necessario, accendere fuochi controllati durante l’inverno, per creare delle zone di controllo.
• Serve investire dei soldi per la tutela del territorio perché altrimenti ne spendiamo il doppio per le emergenze.
• Serve, più in generale, in maniera immediata e perentoria un piano antincendio di tutto il Parco Nazionale D’Aspromonte (se esiste ancora e soprattutto se esiste) e più in generale serve a tutti i comuni.
Per tutto questo serve la Politica, quella con la P maiuscola e non quella dei salotti, delle scrivanie o delle sfilate alle sagre di paese.













mercoledì 25 luglio 2007

Gli incendi continuano a non dare tregua

da www.ilquotidianodellacalabria.it

IL FUOCO continua a non dar tregua. Anche ieri, come negli ultimi due giorni, si sono registrati numerosi incendi che hanno mandato in fumo migliaia di ettari di vegetazione su tutto il territorio della periferia di Reggio Calabria e della sua provincia.
Già dalla mattinata di ieri il centralino del 115 è stato preso d'assalto da decine di segnalazioni per le fiamme sviluppatesi dalle sterpaglie; in alcuni casi, però, l'incendio si è alimentato al punto che le lingue di fuoco hanno raggiunto le abitazioni. Tre i casi più gravi: Cardeto, Mosorrofa e Motta San Giovanni.
La pineta nella vallata di Mosorrofa non esiste più. Due giorni fa il fuoco aveva già “visitato” la vallata, ieri ha completato l'opera. L'incendio è cominciato intorno alle ore 9 dalla zona della vecchia falegnameria, già distrutta anni fa dalle fiamme. La situazione diventa critica quando il fuoco raggiunge gli alberi della pineta. Le fiamme risalgono la vallata e arrivano a lambire le abitazionidella dirimpettaia Vinco.
Alle ore 17 Mosorrofa ancora un campo di battaglia. La collina su cui si abbarbicano le abitazioni è avvolta da una nebbia pungente, l'odore acre del fumo si insinua nei polmoni. Lungo le stradine irte si stagliano i grossi automezzi dei vigili del fuoco. Pochi metri per raggiungere l'area della vallata.
Ogni fontanella, ogni secchio, ogni pompa da giardino viene utilizzata dagli abitanti di Mosorrofa per aiutare i vigili del fuoco. Giovani, adulti, perfino le donne anziane si rendono utili, porgendo
da bere ai vigili stremati. “La popolazione di Mosorrofa - spiega un pompiere mentre si concede un breve attimo di riposo - è la più sensibile verso il rischio incendio e verso il nostro lavoro”.
Un lavoro reso difficile dalla zona impervia, ardua da raggiungere perfino a piedi. L'elicottero può far poco per domare il fuoco in quella vallata, così dalle 16 e 30 interviene la “copertura aerea” fornita da un Canadair.
La morfologia del terreno costringe il pilota a manovre “acrobatiche” per poter sganciare la schiuma estinguente sul bersaglio.
Nel frattempo si sentono i fragori di esplosioni provenienti dalla zona avvolta dalle fiamme, sono i serbatoi delle carcasse delle tante automobili lasciate a marcire nella “discarica” in fondo alla
vallata. Una dopo l'altra le esplosioni creano una nube nera che avvolge il costone. Sul cielo si vede un altro Canadair, intervenuto alle 16 e 25 a Cardeto, e “dirottato” alle 18 e 30 su Motta San Giovanni.
“Se solo fossero intervenuti ieri - si sfoga un abitante - avremmo limitato i danni”. I Canadair, però, sono pochi, come sono pochi i vigili del fuoco. Alla rabbia degli abitanti contro gli ignoti piromani, infatti, fa da contraltare il “senso di frustrazione” dei pompieri.
Non risparmiano le energie ma sono in numero troppo esiguo rispetto alle emergenze che quotidianamente devono affrontare in questa calda estate del 2007.


di FABIO PAPALIA
Related Posts with Thumbnails