giovedì 5 agosto 2010

CARDETO: LUGLIO 1954 LA VISITA DI ALAN LOMAX














































le foto sono state scattate da Alan Lomax. Purtroppo non si conoscono i nomi di questi volti. Sarebbe gradito il vostro aiuto!!!

martedì 29 giugno 2010

BANKITALIA: CALABRIA; IN CALO PIL, OCCUPAZIONE, FATTURATO IMPRESE

(AGI.it) - Catanzaro, 28 giu. - Calo del prodotto interno lordo accompagnato da una contrazione dell'occupazione e del fatturato delle imprese. Sono questi i dati salienti della relazione sull'economia della Calabria elaborata dalla Banca d'Italia, presentata nel pomeriggio a Reggio Calabria e anticipata alla stampa questa mattina a Catanzaro dai vertici regionalid ell'istituto d'emissione. Secondo quanto emerso, il prodotto interno lordo e' sceso, nel 2009, del 5,5% secondo Prometeia e del 3,3% secondo Svimez; il fatturato delle imprese ha perso l'11,2%, mentre l'occupazione l'1,5%. "La crisi economica e finanziaria - si legge nello studio di Bankitalia - ha continuato a produrre effetti rilevanti sull'economia regionale, con la fase recessiva iniziata l'anno precedente che ha raggiunto il suo apice nella prima meta' dell'anno e ha riguardato tutti i settori produttivi". "Riteniamo che diffondendo questi dati possano essere utili anche al cittadino, il quale potra' essere piu' consapevole della situazione economica reale" ha detto il vice direttore della sede regionale della Banca d'Italia, Lucio Colluce. "Nello specifico, nell'industria il settore manifatturiero ha subito la fase piu' acuta della crisi nel primo trimestre dell'anno, mentre il livello degli ordini e della produzione e' lievemente migliorato nei mesi successivi. "Il grado di utilizzo degli impianti si e' notevolmente ridotto e gli investimenti sono diminuiti. Anche il settore delle costruzioni - ha evidenziato Giuseppe Marinelli del nucleo interno di Banca d'Italia che ha redatto lo studio - ha risentito in maniera accentuata della avversa congiuntura economica, soprattutto con una forte contrazione del livello di attivita' del mercato immobiliare e delle opere pubbliche". Nel terziario il valore delle vendite del commercio al dettaglio e' diminuito, in particolare per effetto del calo della distribuzione alimentare. Anche le presenze turistiche hanno registrato una contrazione, con un meno 1%, che ha riguardato principalmente i vacanzieri italiani. Nel settore dei trasporti tiene un segno positivo l'aeroporto di Lamezia Terme (+9,5%) con perdite per quelli di Reggio Calabria (-42,1%) e Crotone (-5%), cosi' come si e' registrato un notevole arresto per l'attivita' di transhipment del porto di Gioia Tauro. Scende anche l'andamento del settore agricolo, con una forte contrazione delle produzioni di olive e cereali. Complessivamente, il 74,3% delle imprese ha diminuito gli investimenti nel corso del 2009, con una tendenza simile nella prima parte dell'anno in corso. Rispetto al mercato del lavoro, il tasso di occupazione in eta' lavorativa si e' ulteriormente ridotto. L'occupazione, sostiene Banca d'Italia, "e' diminuita a causa della contrazione nei settori dei servizi non commerciali e delle costruzioni".

Il calo piu' sensibile ha riguardato la componente del lavoro autonomo, ammortizzato da un maggiore ricorso alla Cassa integrazione. Diminuiscono anche le persone in cerca di occupazione, soprattutto si e' accentuata l'uscita di soggetti dal mercato del lavoro, con un divario con la media nazionale, nell'ambito della partecipazione al mercato del lavoro, che e' particolarmente ampio tra i giovani e per le donne. Resta tra le piu' elevate in Italia, la quota di lavoro sommerso. In un periodo di crisi economica mondiale, nel corso del 2009 i prestiti erogati dagli intermediari bancari hanno ulteriormente rallentato rispetto all'anno precedente, ma hanno mantenuto un tasso di crescita superiore alla media nazionale. "Nei primi mesi del 2010 - ha dichiarato Marinelli - il ritmo di espansione dei prestiti si e' attestato su livelli analoghi a quelli della fini dell'anno precedente". Il credito erogato alle imprese e' diminuito a causa sia della minore domanda di finanziamenti sia della maggiore cautela delle banche nell'erogazione del credito.
Secondo le risposte degli intermediari rilevati nell'indagine della Banca d'Italia, "la contrazione della domanda e' riconducibile al forte ridimensionamento dell'attivita' di investimento da parte delle aziende". La contrazione della spesa per il consumo di beni durevoli e dell'attivita' nel mercato immobiliare ha influito sulla domanda di prestiti da parte delle famiglie. Nonostante questo, li prestiti alle famiglie, pur avendo decelerato per tutto il 2009, sono cresciuti a ritmi piu' sostenuti rispetto alla media nazionale e hanno invertito la tendenza decrescente negli ultimi mesi dell'anno. "La qualita' del credito - ha concluso Marinelli - gia' peggiore delle media nazionale, si e' sensibilmente deteriorata nel 2009 in tutti i rami produttivi ma soprattutto nel settore delle costruzioni e, in minor misura, in quello dei servizi, mentre per il manifatturiero la rischiosita' e' diminuita". (AGI) Cli/Adv

lunedì 28 giugno 2010

'Catarantella' - I nostri danzatori e suonatori a Catanzaro

Si chiamerà Catarantella è sarà una grande celebrazione della più autentica tarantella calabrese, grazie all'adesione di alcuni tra i più bravi suonatori tradizionali. E' la manifestazione conclusiva della stagione che il Teatro Politeama proporrà al pubblico catanzarese il prossimo 29 giugno. Sul palco saliranno l'emergente duo composto da Francesca Salerno e Luigi Morello, i Cumelca di Ciccio Nucera, autentici portavoce dell'area grecanica di cui la Calabria è sostegno portante, i quotatissimi Marasà cui dovrebbe aggiungersi Massimo Diano da Siderno, un vero fuoriclasse dell'organetto, Tommaso Leone, membri di un'altra realtà importante come i Lisarusa e i migliori suonatori e danzatori tradizionali, provenienti da altre realtà territoriali importanti come Tiriolo (di cui sarà presentato in anteprima la nuova edizione del festival ''Radici Sonore', in programma ad agosto), Rogliano, Badolato, Cardeto e Isca sullo Jonio. ''Ho pensato di chiudere la straordinaria stagione del Politeama- ha ribadito Furriolo- con una celebrazione delle nostre radici. La serata sarà ad ingresso gratuito, sperando in un coinvolgimento popolare totale". Medesimo entusiasmo è stato espresso dall'assessore alla Cultura del Comune di Catanzaro Antonio Argirò che ha messo a disposizione la splendida terrazza del complesso monumentale San Giovanni per ripeterne, giorno 1 luglio, la formula che sarà arricchita da nuovi eventuali ospiti. ''Le nostre radici- ha sottolineato- costituiscono il nostro orgoglio. Ben venga quindi tale manifestazione che potrebbe essere calendarizzata per ribadire l'importanza di un appuntamento in cui il capoluogo si potrebbe specchiare, rilanciando allo stesso tempo i suoi lodati contenuti culturali. C è bisogno di fare rete, altre realtà un tempo quasi impensabili come il ''Marca', il caffè letterario come quello delle arti, la biblioteca ''De Nobili', le lodevoli attività che fanno capo al Liceo Galluppi come quelle del circolo ''Placanica', costituiscono oggi un patrimonio di oggettiva qualità per la crescita esponenziale della stessa città di Catanzaro.'

venerdì 25 giugno 2010

Giovane donna partorisce in autombulanza

Provvidenziale intervento del personale del 118 che questo pomeriggio, è intervenuto a Cardeto soccorrendo una madre in stato interessante al settimo mese di gravidanza. La donna aiutata dal dott. Giordano e dall’infermiera Dattola, ha così potuto dare alla luce proprio sul mezzo di soccorso il piccolo Domenico. Plauso per l’intervento riuscitissimo nonostante le condizioni critiche, sono state espresse anche dallo stesso direttore del 118, Gabriele Napolitano che si è complimentato personalmente con l’unità di soccorso.

Auguri a Domenico, alla mamma ed al papà!!

martedì 9 giugno 2009

ELEZIONI AMMINISTRATIVE 2009 - I RISULTATI

Elettori
1.864

Votanti 1.375-73,76 %
Schede bianche 26-1,89 %
Schede nulle 28-2,03 %
Schede contestate e non assegnate -
-
Sezioni scrutinate
4 su 4


Candidati sindaco e liste


LISTA CIVICA - PIETRO FALLANCA SINDACO
FALLANCA PIETRO (eletto sindaco)
730 voti
55,26 %
8 seggi




PARTITO DEMOCRATICO
VADALA' SEBASTIANO
591 voti
44,73 %
4 seggi



Totale
1.321

Seggi spettanti al consiglio
12

ELEZIONI EUROPEE 2009 - ECCO I RISULTATI

Elettori
1.724

Votanti 1.386 - 80,39 %
Schede bianche 133 - 9,59 %
Schede nulle 60-4,32 %
Schede contestate e non assegnate --
Sezioni pervenute 4 su 4 - 100,00 %
Liste

Voti
%

venerdì 16 gennaio 2009

BUON ANNO!!!!

Auguro un felice anno nuovo a tutti ed in particolare alle varie ASSOCIAZIONI formatesi nel paese sperando di poter anche ospitare degli interventi o delle iniziative.

domenica 9 marzo 2008

E' MORTO IL PROFESSORE "BARBA"

La comunità di Cardeto e tutti gli appassionati del folklore si stringono intorno a tutti i familiari per la triste perdita di colui che è stato per anni e lo continuerà ad essere per sempre il condottiero del gruppo folk Asprumunti di Cardeto. Siamo addolorati per la morte del professore Domenico Fedele detto "Micu Barba" coscienti che si porterà con lui u sonu d'organetto e tamburedu!!!
Ciao professore!!!

giovedì 11 ottobre 2007

Quando la Calabria era la Detroit del Sud

Accanto a quei settori produttivi che potevano svilupparsi sulla trasformazione di materie prime agricole o della pesca, nell'Ottocento i calabresi tentarono anche la strada dell'industrialesimo staccato dalle vocazioni del territorio. Si avviò così un promettente settore industriale di pura trasformazione di materia prima anche importata.Ed è questo il caso delle concerie. L'edificio a quattro piani, i cui due superiori sono chiaramente aggiunti, ora destinato ad Istituto religioso, è quanto resta della fabbrica per concia di cuoio e pelli, fondata a Tropea, nel 1825, dall'imprenditore Mazzitelli. Realizzata alla marina, vicino al porto, ed alimentata da due ruscelli, la fabbrica entrò in produzione nel 1827. La spesa iniziale ammontò alla somma cospicua di 40.000 ducati, che comunque nei quasi trenta anni di attività, si rivelarono un ottimo investimento. Alla morte del proprietario la fabbrica fu ceduta per una somma tre volte maggiore di quella iniziale, mentre l'utile annuo era oscillato dal 4 al 7 per cento del capitale investito. Il Mazzitelli si avvalse sin dagli inizi di maestranze francesi, ed assunse un direttore, un capo operaio e quattro cuoiai di Marsiglia, città famosa per concerie e per fabbriche di saponi. Dopo i primi quattro anni non incoraggianti, un ulteriore finanziamento di 20.000 ducati, ed un nuovo direttore, sempre francese, lanciarono definitivamente la fabbrica, al punto che, una diecina d'anni dopo, il Mazzitelli, con altri soci, aprì una seconda conceria a Tropea. II successo dei prodotti era assicurato dalla bontà della concia di sughero della regione e dalla razionalità dell'impianto produttivo delle due fabbriche. Il ciclo lavorativo durava da sei mesi a un anno e trasformava pelli appena scuoiate, soprattutto di vitello, in suole e pelli ammorbidite. Nella "Riviera" in cuoi venivano puliti con soluzioni di calce; nella "Correderia" venivano poi seccati, compressi e colorati. Per rendere le pelli morbide veniva usato anche olio di balena. Le due fabbriche, intorno al 1840, impiegavano circa 80 operai. Esportavano soprattutto nel Regno, a Trieste, Marsiglia ed Olanda ed ottennero premi e riconoscimenti in mostre e fiere nazionali.

Le distillerie
In Calabria era già sviluppata dai primi dell'Ottocento la distilleria del vino e della frutta per la produzione di spirito. Le fabbriche del settore, soprattutto reggine e cosentine, pur se di piccole dimensioni, avevano conquistato un mercato che, spesso, superava i confini regionali.Tra le distillerie ancora superstiti, attive piu' a lungo ed interessanti architettonicamente, c'è quella Mazzorano di Gioia Tauro. Realizzata verso la fine del 800 per la lavorazione delle sanze, raggiunse in breve una dimensione rilevante con oltre 6.000 metri quadrati di superfice. Ceduta alla Societa' Calabro-Lombarda, fu infine acquisita dalla Gaslini agli inizi del 1930 e resto' attiva fino alla guerra mondiale. L'impianto ed alcuni particolari architettonici sono di grande interesse. La fabbrica costituisce uno di quegli esempi di "archeologia industriale" per i quali è auspicabile il restauro ed il recupero per attivita' sociali in modo da contrastare il degrado che in breve finirebbe per distruggerla.

Le fonderie
Nel bel museo napoletano voluto da Riccardo discendente di Carlo Filangieri, sono conservate importanti testimonianze della cultura e delle arti meridionali. Cimeli di famiglia si mescolano a testimonianze che furono parte della storia dello sviluppo dell'industria nel meridione ed in Italia. Qui sono conservati i quadri commemorativi dei primi due ponti sospesi italiani, costruiti nel 1829 sui fiumi Garigliano e Calore, le cui strutture di ferro furono realizzate in Calabria. Catene, maglie, bulloni progettati dall'ingegnere napoletano Luigi Giura furono fusi nella fonderia statale di Mongiana ed in quella privata fondata nel 1824 dal principe Carlo Filangieri di Satriano, a Razzona di Cardinale. La ferriera dei Filangieri si inseri' nell'antica tradizione di fonderie calabresi, attive gia dal 1000, e che, dalla fine del 1700 aveva avuto un vigoroso impulso con la fondazione del nuovo centro siderurgico governativo di Mongiana, nei boschi delle Serre, che lavorava il minerale di ferro estratto dalle miniere di Pazzano. E fu proprio la presenza di abili artigiani per la lavorazione del ferro che permise ai Filangieri di stabilire in Calabria una ferriera, poiche', come privato, non poteva utilizzare il minerale, estratto dalle vicine miniere statali di Pazzano, e fu quindi costretto ad importarlo dall'isola d'Elba. Ma nonostante il considerevole onere del trasporto della materia prima, la ferriera crebbe rapidamente, iniziò con una sola fucina a tre fuochi, e via via si ampliò: dopo soli 10 anni aveva 3 fucine ad 8 fuochi ed un maglietto, con circa 200 operai addetti nei diversi settori. La ferriera fu quasi completamente distrutta dall'alluvione del 1855; restata inattiva per alcuni anni, fu infine venduta con i boschi che la circondavano e che erano serviti ad assicurarle la legna per ralimentazione dei forni. Si producevano soprattutto pani di ferro che venivano poi trasportati a Napoil per essere trasformati. In alcuni casi, pero', come per i ponti, la fonderia produsse manufatti completi. Come dicevano i francesi "Pas de fer sans foret" -- "Niente ferro senza foresta". Infatti renorme quantità di legna che trasformata in carbone, serviva alle fucine delle ferriere, gia' alla fine del 1500 aveva richiesto il sacrificio di grandi estensioni di boschi. E, ogni volta, le ferriere, per non allontanarsi troppo dai boschi, erano costrette a rincorrerli, itinerando sul territorio. Anche in Calabria, le antiche ferriere statali di Stilo, gia funzionanti sotto il governo angioino, aragonese, e poi durante il vicereame spagnolo, erano in uno stato di agonia per l'eccessiva lontananza di boschi ancora vergini. Per porre fine a questo stato di precarieta' e per poter realizzare una moderna e complesssa fonderia stabile, che richiedeva un investimento oneroso, Ferdinando IV di Borbone decise di crearne una nuova. La commisslone incaricata di stabilire la nuova località, scelse la confluenza di due fiumi, l'Alaro ed il Ninfo, che potevano assicurare la forza motrice, al centro di una grande estensione di alberi secolari di faggio e abeti, in una zona a cavallo tra i due mari, lo Ionio e il Tirreno. Iniziata l'8 marzo 1771, sotto la direzione di Francesco di Conty, la fonderia di Mongiana pote' dare i primi prodotti solo intorno al 1780. La costruzione aveva richiesto tempo: si dovette anche livellare il corso dei due fiumi per poter creare le cadute d'acqua necessarie a produrre il movimento di ruote e meccanismi dei processi di fusione. Il Gioffredo, architetto reale, progetto' queste opere idrauliche. Dalle viscere dei monti di Pazzano veniva estratto il minerale di ferro che era poi trasportato a Mongiana. Per migliorare le tecnologie, il governo invio' da Napoil a Mongiana gli scienziati Tondi, Melograni, Savaresi e Faicchio, reduci da un viaggio di aggiornamento in alcune tra le piu' industrializzate nazioni europee, Inghilterra, Francia, Sassonia. I sistemi di scavo furono migliorati e furono aperte nuove gallerie che si rivelarono molto ricche. Si riorganizzo' la forestazione e la carbonizzazione, regolamentando il taglio dei boschi secondo cicli che rispettavano i periodi della riproduzione. I sistemi che ancora oggi usano i carbonari delle Serre sono sorprendentemente simili a quelli descritti dai botanici agli inizi del 1800. I successivi eventi politici, (la Repubblica napoletana del 1798 e l'inizio dell'era murattiana) ebbero un'influenza negativa sull'attivita manufatturiera del Regno ed anche su Mongiana.Eppure fu proprio Gioacchino Murat ad imporre il decollo di Mongiana. Costretto dal blocco francese a dare impulso alla siderurgia, settore vitale per l'economia e l'indipendenza del Regno. Il paese sorto intorno alla fonderia in quel decennio si sviluppo' rapidamente con la costruzione di nuovi edifici e di abitazioni per gli operai. NeI 1814 Mongiana triplicò la sua precedente produzione ed arrivo' a 14.000 quintall di ferro, mentre fu decisa la costruzione di una fabbrica per componenti di fucile da assemblare poi nella Fabrica d'Armi di Torre Annunziata. Dopo il breve e fortunato periodo napoleonico, al ritorno dei Borboni subentro' un primo periodo di assestamento politico che raffreddo' nuovamente le iniziative industriali de Regno. Ma dal 1820 vi fu un cambio di tendenza nella politica del governo e la ripresa divenne sempre piu' consistente.Con Ferdinando II, nel 1830, per il paese inizio' un periodo di operosita' in un clima di riconquistata stabilita politica, pur se contrastata da ingerenze straniere, dell'Inghilterra soprattutto, che aveva in concessione lo sfruttamento dei giacimenti di zolfo siciliani e del carbon fossile calabrese, e che mal vedeva il rafforzarsi del Regno napoletano. Al fervore di iniziative promosse da giovane sovrano aderirono anche i privati. I settori tessile e metalmeccanico, in modo particolare, ebbero un rapido sviluppo, grazie anche al cospicuo afflusso di capitali stranieri che seguivano con interesse la politica economica del Regno ed i suoi progressi tecnologici. Nel Napoletano si consolido' la cantieristica col varo di numerose navi, tra cui "Il Ferdinando", primo vascello a vapore italiano. Mongiana benefico' di questa espansione delle manifatture e dei consumi, ed alla fonderia, nuovamente ampliata verso la fine del 1840, si affianco' il completamento della fonderia succursale della Ferdinandea, vicino Stilo, un interessante complesso dall'elegante disegno planimetrico, con reparti produttivi, appartamenti reali e per la truppa. Oggi, purtroppo, raccesso al complesso e' proibito dalla Societa' che lo ha di recente accquistato impedendo la visita ad uno dei monumenti piu' suggestivi ed interessanti della regione. Anche la viabilita' fu migliorata e fu aperto un nuovo tracciato per il porto di Pizzo, da cui venivano imbarcati i prodotti. Furono realizzate complesse opere di ingegneria e fu migliorato e completato il grande collegamento viario Napoli-Reggio che, fino all'apertura dell'Autostrada del Sole e' restato l'unico asse a unire la Calabria e la Sicilia al centro Italia.

Le armi
Lo stabilimento si arricchi' di una moderna ed elegante Fabbrica d'Armi, progettata nel 1852 dall'architetto Domenico Savino influenzato dal neoclassicismo allora di moda anche negli ediflci industriali. Particolarmente nuovo ed interessante e' l'uso della ghisa per la realizzazione delle colonne dell'atrio come simbolo delle attivita' dello stabilimento, quasi un'immagine pubblicitaria. La nuova Fabbrica era divisa in tre edifici degradanti lungo la china del colle, addossati al corso del fiume Ninfo da cui ricavavano la forza motrice. Vi era l'officina per i "limitatori di pezzi da batteria", e per i "fucinatori di canne e armi bianche". Nell'edificio, oltre agli uffici ed ai depositi, vi era anche la scuola per i figli degli operai. Fino al 1858 i pezzi prodotti dalla Fabbrica erano spediti per rassemblaggio alla Manifattura di Torre del Greco. Dopo l'installazione di una macchina per rigare le canne, Mongiana invio' fucili completi, pronti ad entrare in dotazione ai vari corpi militari. II personale impiegato nella Fabbrica d'Armi oscillo' tra cento e duecento addetti mentre in tutto il complesso di Mongiana lavoravano quasi 1.500 operai. In parte gli operai erano assunti come "filiati", cioe' esentati dal servizio di leva, ma in cambio restavano in forza allo stabilimento per dieci anni; gli altri, invece, pur avendo un rapporto di lavoro libero, regolato da reciproci diritti e doveri, erano obbligati a costruirsi l'abitazione a proprie spese. II villaggio, per la sua importanza strategica, era sotto il controllo del Corpo di Artiglieria, al cui comando vi era un colonnello con la funzione anche di sindaco. Durante il periodo borbonico, nonostante il governo non fosse particolarmente indulgente con il ceto operaio, le condizioni di vita degli addetti a Mongiana ed alle miniere di Pazzano non raggiunsero mai i livelli quasi sempre drammatici di altre nazioni, sia in Italia che in Europa. Manco' totalmente lo sfruttamento delle donne ed il lavoro minorile fu limitato a funzioni gregarie, con orari di lavoro ridotti. I ruderi della Fabbrica d'Armi, distrutta dapprima dall'alluvione del 1854 e poi dall'abbandono nel quale precipito' lo stabilimento dopo l'Unita' d'Italia, sono appena una pallida memoria, sconosciuta agli stessi calabresi d'oggi, di quelli che furono i successi ottenuti da Mongiana in fiere ed esposizioni a Napoli, Firenze, Londra. La fonderia con i suoi tre altoforni, tra i piu' alti dell'intero panorama siderurgico italiano dell'epoca, e con le modernissime macchine a vapore importate dall'Inghilterra, reggeva bene il confronto in campo nazionale, e sfornava circa 4.000 quintali annui di ghisa, il 20% del totale prodotto nel Regno delle Due Sicilie. Chiusa la Fonderia dopo l'Unita', la Fabbrica d'Armi fu dapprima declassata ad officina riparazioni e poi chiusa anch'essa. Nel 1873, infine, l'insieme degli stabilimenti venne ceduto all'asta a privati e comperato dal garibaldino Achille Fazzari.
Autore: Gennaro Matacena

mercoledì 12 settembre 2007

RIECCOMI !!!!

MI SCUSO PER LA PROLUNGATA ASSENZA (DOVUTA ALLE FERIE OVVIAMENTE) E VI INFORMO CHE A BREVE SARANNO DISPONIBILI NUOVE FOTO E NUOVI VIDEO DI CARDETO !!!!!

mercoledì 25 luglio 2007

Gli incendi continuano a non dare tregua

da www.ilquotidianodellacalabria.it

IL FUOCO continua a non dar tregua. Anche ieri, come negli ultimi due giorni, si sono registrati numerosi incendi che hanno mandato in fumo migliaia di ettari di vegetazione su tutto il territorio della periferia di Reggio Calabria e della sua provincia.
Già dalla mattinata di ieri il centralino del 115 è stato preso d'assalto da decine di segnalazioni per le fiamme sviluppatesi dalle sterpaglie; in alcuni casi, però, l'incendio si è alimentato al punto che le lingue di fuoco hanno raggiunto le abitazioni. Tre i casi più gravi: Cardeto, Mosorrofa e Motta San Giovanni.
La pineta nella vallata di Mosorrofa non esiste più. Due giorni fa il fuoco aveva già “visitato” la vallata, ieri ha completato l'opera. L'incendio è cominciato intorno alle ore 9 dalla zona della vecchia falegnameria, già distrutta anni fa dalle fiamme. La situazione diventa critica quando il fuoco raggiunge gli alberi della pineta. Le fiamme risalgono la vallata e arrivano a lambire le abitazionidella dirimpettaia Vinco.
Alle ore 17 Mosorrofa ancora un campo di battaglia. La collina su cui si abbarbicano le abitazioni è avvolta da una nebbia pungente, l'odore acre del fumo si insinua nei polmoni. Lungo le stradine irte si stagliano i grossi automezzi dei vigili del fuoco. Pochi metri per raggiungere l'area della vallata.
Ogni fontanella, ogni secchio, ogni pompa da giardino viene utilizzata dagli abitanti di Mosorrofa per aiutare i vigili del fuoco. Giovani, adulti, perfino le donne anziane si rendono utili, porgendo
da bere ai vigili stremati. “La popolazione di Mosorrofa - spiega un pompiere mentre si concede un breve attimo di riposo - è la più sensibile verso il rischio incendio e verso il nostro lavoro”.
Un lavoro reso difficile dalla zona impervia, ardua da raggiungere perfino a piedi. L'elicottero può far poco per domare il fuoco in quella vallata, così dalle 16 e 30 interviene la “copertura aerea” fornita da un Canadair.
La morfologia del terreno costringe il pilota a manovre “acrobatiche” per poter sganciare la schiuma estinguente sul bersaglio.
Nel frattempo si sentono i fragori di esplosioni provenienti dalla zona avvolta dalle fiamme, sono i serbatoi delle carcasse delle tante automobili lasciate a marcire nella “discarica” in fondo alla
vallata. Una dopo l'altra le esplosioni creano una nube nera che avvolge il costone. Sul cielo si vede un altro Canadair, intervenuto alle 16 e 25 a Cardeto, e “dirottato” alle 18 e 30 su Motta San Giovanni.
“Se solo fossero intervenuti ieri - si sfoga un abitante - avremmo limitato i danni”. I Canadair, però, sono pochi, come sono pochi i vigili del fuoco. Alla rabbia degli abitanti contro gli ignoti piromani, infatti, fa da contraltare il “senso di frustrazione” dei pompieri.
Non risparmiano le energie ma sono in numero troppo esiguo rispetto alle emergenze che quotidianamente devono affrontare in questa calda estate del 2007.


di FABIO PAPALIA

Le mani delle cosche sulle Omeca

Da www.giornaledicalabria.net

Operazione a Reggio della Polizia di Stato. Colpito il clan dei Labate che agisce nella zona Sud di Reggio


REGGIO CALABRIA. La Polizia di Stato di Reggio Calabria ha portato a termine una vasta operazione contro la criminalità calabrese, arrestando appartenenti alla cosca mafiosa dei “Labate”; numerose sono state le perquisizioni nei confronti degli esponenti dell’organizzazione, con l’impiego di centinaia di uomini della Polizia di Stato. I componenti dell’associazione, storicamente presente ed operante nel territorio urbano della zona sud di Reggio Calabria nei quartieri Sbarre e Gebbione, sono tutti accusati di essersi associati per acquisire, con il metodo intimidatorio e con l’uso di armi da fuoco ed esplosivi, il controllo del territorio e di attività commerciali e di imporre tangenti agli operatori economici della zona. L’operazione giunge al termine di una lunga ed articolata fase investigativa della Squadra Mobile di Reggio Calabria che ha permesso di far luce su gravi episodi di danneggiamenti avvenuti nella zona. La cosca operava le pressioni tramite minacce, percosse, invio di plichi contenenti proiettili, incendi di autovetture, in particolare nei confronti dei dirigenti e dei quadri dello stabilimento reggino “O.ME.CA.” facente capo alla “Breda Costruzioni Ferroviarie”. L’O.ME.CA opera nella produzione, la costruzione e la ristrutturazione di materiale rotabile ferroviario, costituendo con la propria attività il più grande sfogo occupazionale del capoluogo reggino. Le assunzioni di parte del personale sono state, talvolta, il frutto, non di scelte dettate dalle regole del libero mercato, bensì delle determinazioni imposte dagli appartenenti alla famiglia Labate, con l’evidente scopo non solo di favorire economicamente familiari e consociati assunti, ma anche di costituire una propria forte rappresentanza all’interno dell’azienda. La cosca ha anche costretto l’amministratore di una nota catena di supermercati ad acquistare due ulteriori punti vendita ad un prezzo doppio rispetto al reale valore. L’associazione criminale, inoltre, promuoveva ed organizzava, gestendo le relative scommesse, competizioni agonistiche non autorizzate, in particolare corse clandestine di cavalli, che venivano dopati per migliorarne le prestazioni. Le persone arrestate dalla polizia in esecuzione di un provvedimento restrittivo del Gip Natina Praticò sono: Pietro Labate, 56 anni, detenuto a Spoleto, ritenuto il capo dell’omonima cosca; Candeloro Caccamo, (74), detenuto per altra causa; Orazio Assumma, (48), pregiudicato; Canale Giuseppe Antonio Santo (39); Santo Gambello (32); Pietro Ielo (35); Roberto Roberti (35); Aurelio Lito (25); Antonino Gaetano Cacciamo (22); Angelo Caccamo (25); Fabio Caccamo (26); Giuseppe Marra (48); Oberto Mirandoli (23); Andrea Cuzzucoli (21); Benito Emanuele Labate (21); Giovanni Gullì (44); David Fumante (35); Carmelo D’Amico (34); Giovanni Caccamo (32); Pietro Pennestrì (30); Angiolo Messineo, (44); Cesare Graziano (44); Paolo Falcone (38); Pasquale Militano (23); Annunziato Nato (28) e Paolo Sicari (60). I ricercati, invece, sono: Michele Labate, 56 anni; Francesco Salvatore Labate (41); Antonino Labate (57); Santo Labate (50); Giovanni Caccamo (59); Fabio Morabito (36); Paolo Labate di Michele (22); Andrea Labate (23) e Paolo Labate di Antonino (23).
Related Posts with Thumbnails