mercoledì 6 dicembre 2017

Cardeto, manca il riscaldamento ed il servizio scuolabus: la scuola chiude

https://www.facebook.com/reggiotv14/videos/1574702335943610/

Articolo tratto da: https://www.reggiotv.it/notizie/attualita/54958/cardeto-manca-riscaldamento-ed-servizio-scuolabus-scuola-chiude-video

Reggio Calabria. A Cardeto chiude la scuola: manca il riscaldamento e il servizio di scuolabus. La dirigente chiude le porte: "a rischio la salute dei piccoli alunni, diritto allo studio negato".
"In quest'anno scolastico non abbiamo mai avuto il riscaldamento - intervengono i genitori - i bambini sono costretti a stare nelle aule con addosso il giubbotto o coperte di lana. Per di più il servizio scuolabus è stato interrotto ed alcuni bambini non possono andare a scuola. Siamo qui a chiedere i nostri diritti, non abbiamo avuto risposte concrete da nessuno".


giovedì 9 novembre 2017

Reggio Calabria: grande successo per la XVIII Sagra della Castagna di Cardeto

di Ilaria Quattrone

Una due giorni intensa che fa incassare al Comune di Cardeto rilevanti numeri di presenze per la “XVIII Sagra della Castagna”. Tira le somme senza nascondere la soddisfazione per la buona riuscita dell’evento, l’assessore comunale alla Cultura Eleonora Megale che, ieri sera, tra gli stand di prodotti artigianali ed enogastronomici, mostre ed esposizioni fotografiche, ha messo in risalto “la perfetta sinergia istaurata tra l’Amministrazione comunale e il Comitato popolare che ha visto anche la partecipazioni di immigrati nell’organizzazione della sagra”. Da 3 anni, a causa di lepidotteri che hanno attaccato i castagneti e temperature troppo basse che non hanno permesso agli alberi di poter produrre il rinomato frutto del Paese, non siamo riusciti a fare la sagra con il nostro prodotto – afferma l’assessore Megale – Quest’anno invece, grazie alle buone condizioni ambientali e ai nostri produttori che hanno fatto un ottimo lavoro di controllo eseguendo la raccolta delle castagne con cicli frequenti, abbiamo tirato fuori le eccellenze del territorio. I visitatori hanno trovato selezioni uniche di una tipicità che punta al rilancio economico di un territorio e di un Comune che si  proietta verso un futuro sviluppo imprenditoriale”. Un lavoro certosino che ha visto anche la piena collaborazione di un Comitato creatosi proprio per supportare l’evento caratterizzato da degustazioni di caldarroste, dolci di castagne, pasta, zuppe, confettura, salsiccia e frittole, biscotto di grano e tanti altri prodotti della terra e nel quale sono stati volutamente inseriti alcune famiglie di immigrati residenti nel Comune di Cardeto.
Abbiamo ospitato 5 famiglie e alcuni giovani immigrati sono usciti dal progetto S.P.R.A.R (Sistema di Protezione per migranti e richiedenti asilo) e sono già integrati nella nostra comunità: lavorano e investono i propri guadagni nelle aziende del territorio – continua l’assessore Megale - Il percorso che porta all’integrazione è lungo e difficile: fra progetti che faticano a partire, intoppi burocratici ed evidenti barriere linguistiche, la maggior parte dei migranti è destinata a perdersi per strada o a proseguire il cammino verso Paesi più promettenti. Il Comune di Cardeto ha voluto invece renderli parte attiva sin dal primo giorno e questa XVIII edizione, insieme a tanti altri progetti messi in campo e in fase di realizzazione, è la dimostrazione”. Tra gli odori di caldarroste che si mescolano ai colori di un incantevole paesaggio e alle splendide note dell’immancabile “Sonu e ballu di Cardeto”, si chiude la Sagra delle castagne che è riuscita in due giorni, ad attrarre nuove realtà economiche e, soprattutto, nuovi residenti.http://www.strettoweb.com/2017/10/reggio-calabria-grande-successo-per-la-xviii-sagra-della-castagna-di-cardeto/619763/

martedì 31 maggio 2016

IL COSTUME TRADIZIONALE DI CARDETO E L'IMPORTANZA DELLA BALIE CARDOLE

tratto da NUOVA ANTOLOGIA SCIENZE, LETTERE ED ARTI ANNO XIX SECONDA SERIE - VOLUME QUARANTATREESIMO Della Raccolta, Volume LXXIII - 1884 ROMA
"Il circondario di Reggio non conserva i vecchi costumi che a 
Cardeto, le cui donne, famose per bellezza, son cercate come nutrici 
dalle ricche famiglie che per oro domandano la vigoria dei loro nati 
alle belle cardòle. Un proverbio sentito a Scilla da un appaltatore 
di strade che mi era vicino a tavola, ubbriaco fradicio malgrado la 
neve che io gli ficcava furiosamente nel bicchiere più per annac- 
quargli il vino che per temperarne gli ardori, dice che " latte e miele 
dal mangiare viene, „ e la signoria reggina mantiene a largo pasto 
le nutrici cardole, che dal campo nativo portano solo, per così dire, 
il fusto d'una bellezza e d'una robustezza rara che ben nutrita si 
estrinseca in una forma greca di cui avrebbero invidia anche le ti- 
riolesi. Portano esse il costume greco misto di Calabro e di siculo : 
hanno la gonna verde e il corpetto rosso tagliato a foggia masco- 
lina, rotto sul davanti e allacciato con una cordicella a puntale di 
rame o d'acciaio sulla camicia abbottonata da grossi bottoni di me- 
tallo bianco, su cui pende il famoso catenaccetto : sul capo la clas- 
sica tovag'ia che scende sulle spalle e disegna nel davanti un paral- 
lelogrammo in mezzo a cui lampeggia il viso magnifico e tentatore : 
le maniche rotte nel gomito da cui esce un rigonfio della camicia 
son tenute insieme da nastrini rossi o azzurri. Pel caldo grande 
vanno in manica di camicia come le albanesi, nell'inverno portano 
una grossa giubba a doppia fila di ottoni . . se pure può esserci 
inverno a Cardeto e nella piana di Palmi. Tale essendo pure il co- 
stume con lievi varianti di Bova, di Siderno, di Gerace e di Gioiosa 
Jonica, c'è da credere che la foggia di vestire delle cardòle sia d'o- 
rigine greca, se non «co greci tutti i cardòli, come è certamente 
greco il costume dei pastori che ho più sopra notato. "

giovedì 21 maggio 2015

BRUNO MEGALE, ORGOGLIO CARDETESE, E' NEO QUESTORE DI CALTANISSETTA!

ARTICOLO TRATTO DA: http://www.gazzettadelsud.it/news//143183/Il-nuovo-questore--e-Bruno.html

Arriva da Milano dove ha guidato la Digos, conducendo importanti inchieste sul terrorismo tra cui quella che ha portato allo smantellamento di un gruppo inquadrato all'interno delle nuove Brigate Rosse. Si è occupato anche di terrorismo islamico.


E' Bruno Megale, 49 anni, il nuovo questore di Caltanissetta, si insedierà lunedì mattina, al posto dell'agrigentino Filippo Nicastro, andato da poco in pensione. Originario della provincia di Reggio Calabria, Megale sarà il più giovane questore d'Italia. Arriva da Milano dove ha guidato la Digos, conducendo importanti inchieste sul terrorismo tra cui quella che ha portato allo smantellamento di un gruppo inquadrato all'interno delle nuove Brigate Rosse. Si è occupato anche di terrorismo islamico, coordinando le fasi dell'arresto dell'imam Abu Omar, il 17 febbraio 2003. Pochi giorni fa la Digos milanese, sotto il suo comando, ha arrestato il marocchino di 22 anni Abdelmajid Touil, ricercato perché sospettato di essere coinvolto nell'attentato al Museo del Bardo a Tunisi.
(ANSA)


venerdì 13 marzo 2015

La Leonida Edizioni pubblica il Cardinale Tripepi!

articolo tratto da Strill.it

La Leonida Edizioni pubblica Il cardinale Tripepi – un interprete dei tempi nuovi a cura di Maria Pia Mazzitelli e Pasquale Triulcio. Dalla prefazione a cura di Giuseppe Fiorini Morosini Arcivescovo di Reggio Calabria – Bova Il bisogno di ritornare alla storia per recuperare volti e avvenimenti del passato per gli individui e le comunità non è assolutamente rimpianto per ciò che è stato e non è più, ma piuttosto lo sforzo di sorreggere la fiducia in se stessi e nella propria capacità di continuare a costruire storia e cultura. Riproporre le glorie del passato è come creare le premesse per dare consistenza alla speranza di un futuro che vogliamo sempre migliore. È stata questa la riflessione fatta leggendo il testo manoscritto di questa raccolta di contributi, opere di diversi autori, sulla figura e l’opera del cardinale Luigi Tripepi (1836-1906), originario di Cardeto, provincia di Reggio Calabria. Sono convinto che lo studio della storia non solo impedisce di ripetere gli errori del passato, ma ci dà anche la forza di costruire futuro. Quando ho iniziato il mio ministero di Vescovo qui a Reggio Calabria, ho affermato che mi sarei impegnato a contribuire a dare speranza alla città e alla diocesi, attraverso tutte le espressioni della vita diocesana. Anche l’archivio storico, la Biblioteca e il Museo possono svolgere un ruolo in tal senso. Ma la speranza non può essere una vuota parola. Per essere forza trainante ha bisogno di punti fermi ai quali ancorare le trame di una tela di iniziative atte a rendere credibile la promessa di un futuro migliore. Il ritorno alla cultura è uno di questi punti fermi. La cultura storica ci consente di riportare alla luce personaggi e avvenimenti che sono stati espressione di vitalità e di operosità nel passato e lo sono tuttora, perché il loro ricordo imprime a chi studia una forza innovativa veramente straordinaria, soprattutto se consideriamo l’impulso vitale che essi hanno dato al loro tempo […] - 

http://www.strill.it/calabria/2015/03/la-leonida-edizioni-pubblica-il-cardinale-tripepi-un-interprete-dei-tempi-nuovi/#sthash.YvduQc3M.dpuf

mercoledì 18 settembre 2013

STORIA DELLA MADONNA DELLA CONSOLAZIONE DI REGGIO CALABRIA

"Una delle feste più importanti della provincia di Reggio Calabria è quella della Madonna della Consolazione, che si celebra nel capoluogo reggino la prima domenica dopo l'8 settembre di ogni anno.

La prima celebrazione nota della festa risale al 21 novembre 1592, conseguentemente al primo soccorso mariano al popolo di Reggio Calabria durante la peste che colpì Messina nel 1576 e che si protrasse poi per molti anni.
Per quanto riguarda le origini, secondo la tradizione un quadro della Madonna sarebbe stato ritrovato da un contadino mentre zappava la terra.
La leggenda vuole che il dipinto, trasportato più volte nel Duomo della città, riappariva miracolosamente presso il luogo dov'era stata ritrovato e dove poi sarebbe sorta la basilica dell'Eremo, nella quale il quadro viene ora custodito.
Ogni anno, all'inizio dei festeggiamenti e fino alla domenica successiva al 21 novembre, l'immagine viene trasferita dalla basilica dell'Eremo al Duomo di Reggio Calabria, e a tal fine viene stilato un contratto tra il parroco del duomo e il superiore della basilica.
Alla vigilia dell'inizio dei festeggiamenti molti fedeli si recano alla collina dell'Eremo, dove si trova il quadro della Madonna, che generalmente viene fatto risalire alla fine del 1400. 
L'usanza della veglia alla Madonna durante la notte che precede la discesa del quadro dall'Eremo al Duomo è molto antica, risale infatti al 1658.
Il giorno dopo il quadro viene portato di peso, sulla vara dai pescatori, da volenterosi e il corteo si avvia in città dove hanno inizio i festeggiamenti che si protraggono per ben cinque giorni consecutivi terminando con la processione. 
I festeggiamenti presentano alcuni elementi comuni ad ogni altra festa, quali luminarie, concerti bandistici, gare pirotecniche, ma anche elementi particolari, come le sfilate di carri allegorici con riferimenti a situazioni locali, l' offerta del Cereo, le danze dei ballerini di Cardeto (paesino nei pressi di Reggio), le esposizioni e le fiere dell'artigianato locale e nazionale, etc.
 Durante la processione, gli abitanti di Cardeto accompagnano il quadro, danzando al suono del tamburo, del tamburello e della zampogna.
Nella piazza antistante al Duomo, a processione ultimata, balleranno non solo i ballerini ingaggiati per l'occasione ma chiunque ne abbia voglia, purché sottostia rigidamente ai comandi del "mastru i ballu", indiscusso regolatore delle danze.
Altro particolare interessante che risale al 1693 è quello di innalzare 24 altari nelle piazze della città e agli angoli delle strade.
Anche l'uso di celebrare i "sette sabati precedenti" alla festa nasce in quell'anno e viene tutt'ora conservato.
L'offerta del Cereo risale al 1658 quando, essendo stata la città di Reggio immune dalla pestilenza (che aveva infierito nei due anni precedenti quasi in tutta Europa) grazie alla protezione della Madonna della Consolazione, fu stilato un atto pubblico in cui "stabilivasi", in tale occasione, "unanimiter et nemine discrepante" che i festeggiamenti  del 21 novembre al  santuario dell' Eremo,  dovessero essere fatti per
il futuro a spese della città e che, in quel giorno, dovesse essere offerto, all'altare della Vergine un gran Cereo, corrispondente al decoro della città "... ponendo in detto Cereo l'armi della città e rimettendo tanto le spese di detta festa, quanto di detto Cereo ai Signori Sindaci che pro-tempore saranno".
Il "Cereo" è una grandissima candela di cera stearica cinta da un nastro amaranto, il colore della città. Esso è posto al centro di una piccola portantina di legno e viene accompagnato all'altare della Cattedrale dal sindaco della città durante la celebrazione della Messa Pontificale.
In seguito i festeggiamenti furono spostati alla prima domenica dopo l'8 settembre, ma le loro modalità rimasero immutate."

CARDETO - U PAISI DU BALLU E DU SONU!!!

mercoledì 10 luglio 2013

MOUNTAIN BIKE A CARDETO!


Si è svolta domenica presso la fattoria Nuova Vita a Cardeto (RC), una manifestazione ciclistica in MTB, in cui il mix natura-agonismo-valori-divertimento ha dato origine ad una bella giornata di sport e socializzazione. Ci si potrebbe domandare, com’è possibile combinare tutti questi elementi in una gara in cui l'unico interesse è di sfidare se stessi e gli altri. Ebbene la collaborazione, tra l'ASD Cicloturistica 2001 per la parte ciclistica e l’Associazione Nuova Vita per la parte logistica e culinaria, ha trovato la ricetta giusta per portare tra i verdi boschi cardetesi non solo atleti, ma anche le loro rispettive famiglie. Si è puntato molto su quest’aspetto di unione sociale e valorizzazione del territorio, tant'è che al termine della gara i cinquanta partecipanti e altrettanti accompagnatori, si son intrattenuti in un pranzo ricco di sapori locali.
Tutto ciò si è reso possibile grazie alla collaborazione dell'ASD Cicloturistica 2001 con la Fattoria Nuova Vita (che attribuisce origine al nome dell'evento) che ha messo a disposizione le proprie strutture per ospitare i ciclisti e promuoverle per qualsiasi altro evento connesso con la natura. Per quanto riguarda la cronaca della corsa, tra i ciclisti provenienti da tutta la Calabria, ha avuto la meglio il palmese Zangari Eugeniodell'ASD Mtb Palmi, giunto al traguardo a braccia alzate insieme al compagno di squadra Mazzullo Antonio. Entrambi sono arrivati per distacco sul terzo classificato, Nostro Antonino, atleta della Cicloturistica 2001, il quale ha resistito al forcing iniziale e un problema tecnico al freno anteriore lo ha penalizzato nella discesa. Nelle Categorie Giovanili, Primavera e Debuttanti vincono Tramontana Francesco e Richichi Davide entrambi della Cicloturistica 2001. Vanno elogiati coloro che per la prima volta si cimentano in una gara rispettivamente, dal più giovane Mangiola Antonio 3° di categoria, De Simone Paolo e Caracciolo Santo quest’ultimo ritirato per una foratura.
Il circuito di 10 km ripetuto per tre volte, su cui si snodava il percorso toccava diverse frazioni tra cui quella della metropoli mai realizzata di Cardeto Nuova, sono stati presenziati dai vigili Manti e Vita della Polizia Municipale, dai Carabinieri e da personale medico del 118 insieme ai volontari della Misericordia e della Protezione Civile. La giornata è stata magistralmente coordinata da Pierino e Giovanni Fotia per la parte logistica e per quella sportiva dalla Giuria Presieduta da Russo e Cannavò dell'ACSI Settore Ciclismo di Reggio Calabria Ente tra i più importanti per la promozione sportiva amatoriale di riferimento nella provincia reggina. Domenica si è dimostrato come sport e valori possono ancora coesistere nonostante le rivalità, e il ciclismo ne è un'indiscussa ma sottovalutata bandiera, rimasta piantata (purtroppo) solo per un giorno in questa meritevole terra aspromontana. L’impegno verbale del Sindaco di Cardeto Pietro Fallanca, per Ottobre mese della sagra della Castagna di proporre un evento ciclistico che coinvolge il centro abitato e i comuni adiacenti.

CARDETO CUP! GRANDE SUCCESSO!

riporto dal sito ntacalabria.it


Si è conclusa domenica 16 giugno la prima edizione del Torneo Cardeto CUP. La manifestazione, ideata dall’Asd Circolo Nuova Vita di Cardeto, in collaborazione con la Lega Calcio UISP di Reggio Calabria, si è svolta in località “Donne” presso la struttura polifunzionale dei fratelli Fotia.
<Primi calci e Pulcini
, è stata un’occasione – dichiara, il responsabile del settore giovanile UISP Luigi Marrapodi – per trascorrere una giornata di sport associata ad una gita fuori porta in un ambiente gradevole e ospitale>>.
I piccoli atleti impegnati dalle prime ore della mattina si sono scatenati nel prato naturale dell’impianto sportivo fino alla meritata pausa del pranzo, degustando insieme a dirigenti e genitori la cucina tipica locale dell’apprezzato chef Francesco Fortugno. <plauso
 pertanto, – continua Luigi Marrapodi – al Circolo Nuova Vita di Cardeto ed a tutto il loro staff per l’iniziativa intrapresa, che sarà ripropostaanche per il futuro>>. La conferma arriva dal responsabile della manifestazione Giovanni Fotia il quale ha dichiarato che <>.
Cardeto CUP Segato Viola 300x225 Cardeto Cup, grande successo
Cardeto-CUP-Segato-Viola
Al termine, ricca premiazione per le società ed i ragazzi, e appuntamento al prossimo anno per conoscere la scuola calcio, che iscriverà il proprio nome, dopo il doppio titoloconquistato quest’anno dallaScuola Calcio Segato Viola nelle rispettive categorie Primi calci e Pulcini.

mercoledì 12 giugno 2013

Un ottimo risultato!!!!

Dal sito Strill.it


Sabato 18 Maggio u.s., in località "Castanea" di Cardeto è stato effettuato il primo lancio di Torymus sinensis, antagonista naturale del cinipide galligeno del castagno, l'insetto dell'ordine degli imenotteri originario della Cina, introdotto accidentalmente in Italia (Piemonte) nel 2002 e che in questi ultimi tre anni ha infestato pesantemente i boschi di castagno della Calabria.
Dryocosmus kuriphilus Yasumatsu (Hymenoptera: Cynipidae) è un fitofago ed è considerato l’insetto più nocivo per il castagno a livello mondiale a causa del veloce deperimento delle piante che attacca. È detto galligeno perché induce la comparsa di ingrossamenti tondeggianti, detti galle, su germogli e foglie delle piante colpite in cui la sua larva compie il ciclo vitale. Oltre alla formazione delle galle, il cinipide causa anche l'arresto della crescita vegetativa e una forte riduzione della fruttificazione. Negli ultimi anni gli attacchi del cinipide galligeno alle coltivazioni di castagno ubicate nei vasti territori montani stanno comportando, appunto, un’evidente riduzione della produzione con pesanti ricadute sotto l’aspetto economico e occupazionale del comparto. Una problematica molto seria che sta interessando, purtroppo, anche l’area montana del territorio di Cardeto.
Il rilascio dell'antagonista è stato possibile grazie all'intervento del Consorzio Forestale dell'Aspromonte e del suo presidente, Francesco Fortugno, che ha aderito all'iniziativa denominata "Torymus per i Castagni Monumentali" promossa dalla Società GreenWood Service di Torino, finalizzata ad effettuare gratuitamente dei rilasci (100 femmine e 50 maschi) di Torymus sinensis sui 20 castagni più importanti d'Italia, veri e propri patriarchi che hanno accompagnato i nostri avi nei secoli passati. Il bosco di castagni ultracentenari della località "Castanea" di Cardeto, localizzato a circa 1.000 metri slm, ed in particolare il maestoso castagno denominato "Mangiaterra" dell'età stimata di oltre 170 anni e con più di 2 metri di diametro, è riuscito ad entrare in graduatoria e a beneficiare del rilascio.
Gli insetti, arrivati giovedì 16 Maggio in apposita borsa termica da Torino, sono stati opportunamente custoditi in cella climatica da Elvira Castiglione, responsabile del Laboratorio Entomologico "Emozione natura: un mondo di Insetti" e collaboratrice del Consorzio Forestale, che ha potuto anche riprendere e documentare le fasi del rilascio, la distribuzione degli insetti sulla pianta e la parassitizzazione dell'antagonista naturale la cui larva, una volta formata all’interno della galla provocata dal cinipide, si nutre di quella dell’insetto aggressore, uccidendola.
L'ubicazione della pianta, collocata in un territorio a forte vocazione castanicola, si ritiene in grado di assicurare, nel tempo, una diffusione naturale “dell’insetto utile” in areali più ampi già interessati dall’infestazione del cinipide. La distribuzione di Torymus, comunque, potrà dare i primi risultati quando il numero degli individui comincerà a salire; ciò avverrà in maniera graduale nel corso dei prossimi anni.
Il presidente Francesco Fortugno, nel ringraziare la Società GreenWood Service per l'inclusione in graduatoria del castagno, si è fatto promotore di una campagna di informazione della cittadinanza sulle buone pratiche per un efficace controllo di questo pericoloso parassita, al fine di ridurre i danni da esso provocati entro limiti accettabili. In particolare, sarà messo in evidenza che è assolutamente necessario non rimuovere dalle piante le galle, perché potenzialmente parassitizzate dall’insetto utile, che non si dovranno effettuare trattamenti chimici nei castagneti e che non bisognerà distruggere, bruciare o asportare il fogliame e gli scarti di potatura prima della fine di maggio del prossimo anno, in modo da non interferire in alcun modo con la presenza dell’antagonista e da favorirne la più larga diffusione.

martedì 14 maggio 2013

C'era una volta.......


foto di Saverio Barbaro
“Inerpicato sopra di una solida roccia, sul fianco di una splendida vallata, sorgeva un paese, d’epoca bizantina, che fu per quasi mille anni, il giardino più bello di una ben più grande e famosa città fortificata di cui fu il casale principale. D’aria purissima, vi cresceva albero d’ogni sorta, piante d’ogni specie e l’operosità delle proprie genti era rinomata in tutta la valle. Vi erano terrazzamenti coltivati; Alberi di castagno, di gelso, di noce occupavano interi crinali e nei punti più bassi abbondavano i vigneti e gli ulivi. I continui rintocchi dei campanacci delle pecore echeggiavano in tutta la valle e non vi era pascolo libero nel raggio di 10 chilometri. I baroni ed i principi della vicina città regia facevano a gara per averle queste terre, ma non tutti potevano beneficiare di questa immensa fortuna.
L’acqua riempiva ogni vallone ed il fiume cavalcava l’intera vallata. Il torrente, che sgorgava abbondante tutti gli anni, alimentava un susseguirsi di più di tredici mulini che macinavano grano a ritmo continuo. L’industria della seta trovava qui il suo terreno più fertile. In ogni contrada si allevavano bachi da seta ed ogni contadino, che possedeva dei gelsi, arrotondava così le proprie entrate. La seta stessa poi, lavorata in un apposito battitoio di imponenti dimensioni, l’unico della valle, veniva venduta ai mercanti e vestì i nobili di mezza Europa per più di duecento anni.
La povera gente, invece, soleva vestirsi con capi di lana o di orbace (un tessuto ricavato dagli scarti della lana e dalla ginestra) realizzati con abile maestria dalle donne più esperte.
Nelle occasioni più importanti si sfoggiavano i vestiti più belli che si possedevano, i cui colori particolarmente sgargianti divennero, e lo sono ancora, famosi in tutta la provincia. Si usava danzare per ore e ore, e quando ci si riposava, i più abili cantastorie, si esibivano in gare di rime e di terzine rievocando l’antica e mai dimenticata arte omerica della poesia!
Le nostre donne erano vantate, per le loro abilità nel ballo e nel canto, in tutti i casali della regione e molti scritti a proposito, lo testimoniano. Erano anche delle instancabili nutrici ed a loro venivano affidati i figli delle persone più ricche affinché facessero loro da balie. Il loro petto abbondante era sinonimo di salute e di un benessere che erano in grado di trasmettere ai lattanti.
Le più giovinette camminavano per miglia, con i panieri in testa sul cercine, per vendere i prodotti della terra alle fiere settimanali che si svolgevano a fondo valle!
Ed anche lì erano le più ricercate! La bontà dei nostri prodotti era decantata in ogni angolo della città!
La natura con noi era stata veramente magnanima!

Oltre ai parroci ed ai ditterei delle tre chiese del paese, una delle quali era ornata da un bellissimo quadro della Madonna,  abitavano la valle anche delle monache ortodosse eremite. Si dice che fossero qui dall’anno mille e vi resistettero fino alla fine del XVI secolo! Poi, le ultime due rimaste, insieme alla loro badessa, lasciarono spazio ai monaci cattolici. Il loro piccolo convento era meta di pellegrinaggio per i Casali vicini. In tutta la provincia vi erano solo altre cinque abazie dello stesso ordine. Alle porte del paese, invece, sorgeva una piccola abazia il cui canonico, di famiglia nobile, era un illustre ed influente personaggio della città capoluogo. La chiesa, di cui era l’abate, fu, addirittura, la prima commenda di un famoso Ordine di Cavalieri Gerosolimitani di tutto il Regno! Più di 1400 pecore e 60 vacche pascolavano nelle terre qui vicine e numerosi erano i popolani che lavoravano nelle terre di sua proprietà.
Sopra quest’ultima abazia dominava, in posizione panoramica, una torre di tre camere sovrapposte, la cui vista arrivava fino al mare!

Risalendo la vallata, invece, il corso del fiume diveniva più aspro ed una famosa strada (la chiamavano Dromo), che veniva dalla costa, si congiungeva con quella che era la strada più usata dai mercanti cittadini per raggiungere gli altopiani d’Aspromonte. Si risalivano le cime per tagliare la legna di boschi inesauribili o fare dei carichi di neve. Si proprio così, si vendeva persino la neve!! I tronchi dei nostri boschi rifornivano i cantieri navali del Regno e le forniture di neve erano richieste anche oltre mare.

Si parlava un’altra lingua, allora!
In tutti i sensi!
Conservavamo ancora un avito linguaggio che i nostri padri avevano raccolto in eredità dai nostri nonni, che a loro volta lo avevano appreso dai loro padri, e cosi via dicendo a ritroso per secoli e secoli!!!

Eravamo sopravvissuti a calamità di ogni tipo! Terremoti, epidemie, alluvioni, carestie, morbi! Avevamo subito di tutto e nonostante ciò eravamo sempre sopravvissuti!

Oggi i terrazzani, i massari, i vaticali, le nutrici, le balie, i cantastorie non ci sono più! Le terre sono abbandonate, i vecchi borghi paiono cimiteri, i gelsi sono quasi estinti, gli alberi di noce irraggiungibili per l’erba alta, i vigneti incolti, gli ulivi non curati e di grano non se ne macina più!
I conventi hanno fatto spazio a costruzioni nuove, le vecchie case in pietra al cemento armato ma soprattutto la rassegnazione all’entusiasmo ed il ricordo di questa splendida storia durata un millennio pare sia svanito in poco meno di due generazioni!”

Questa storia è la nostra!
RIPRENDIAMOCELA!

di Francesco Trunfio
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